Comunicare il welfare

Perché sempre più aziende di ogni dimensione investono in iniziative di welfare destinate ai loro dipendenti? Il fatto di essere considerate un bel posto dove lavorare è importante, ma la maggior parte delle decisioni che riguardano il welfare non nascono da fattori emotivi. A spingere verso il miglioramento dei benefit e degli incentivi è soprattutto il desiderio di aumentare la produttività e di incrementare il business.

L’efficacia di queste azioni non è però legata solo all’offerta di servizi e di vantaggi concreti, ma anche alla capacità di comunicare con i propri dipendenti. Se i collaboratori infatti non sanno nulla delle iniziative che li riguardano, ogni investimento in welfare è praticamente inutile. Senza dimenticare che, anche quando sono informati, spesso tengono a sottovalutare ciò che gli è proposto. “Ciò che rende inefficace la comunicazione è proprio il fatto che ci si limita a informare senza pensare a coinvolgere emotivamente i collaboratori. – afferma Roberto Greco, Direttore Creativo di Jointly – Elencare delle attività non è sufficiente: occorre connetterle ai valori in cui l’azienda crede.”

Il raccontare bene le cose dunque è importante perché aumenta il valore percepito dell’offerta welfare e di conseguenza fa crescere la soddisfazione di chi la riceve.

“Fare campagne di comunicazione sul welfare incide poco sui costi, ma rende molto in termini di coinvolgimento, morale e fedeltà dei dipendenti nei confronti dell’azienda, il che porta ad avere una forza lavoro più motivata e più produttiva a tutti i livelli.” – continua Greco.

Ma allora qual è il modo giusto di comunicare il welfare?

“Raccontare un piano welfare significa raccontare un vero e proprio life plan dove si tiene conto anche degli umori e delle diverse esigenze delle persone: il welfare in fin dei conti serve per mettere in equilibrio la loro professione e la loro vita: più i dipendenti sono coinvolti più sono inclini a condividere questa visione con l’azienda, ma anche con i propri colleghi.”

Il metodo migliore per farlo dipende dal carattere e dalle dimensioni dell’azienda: i mezzi tecnici sono quasi infiniti, dalle riunioni fino a intranet, dalle bacheche alla gamification dagli stickers ai video, senza dimenticare che una buona presentazione del capo è sempre molto efficace: “Se è importante come si comunica, altrettanto determinante è chi lo fa. – prosegue Greco – Al di là della qualità narrativa infatti, nessuno meglio di chi è ai vertici può dare le giuste motivazioni a un piano welfare: il miglior testimonial insomma è il capo.”

“E’ un bel posto dove lavorare.”

“Si prendono cura di te.”

“Si preoccupano di metterti in condizione di lavorare e di vivere nel modo migliore possibile

Ma quando è il momento giusto per comunicare il welfare?

“Bisogna reiterare il messaggio, renderlo facilmente fruibile, ma soprattutto comunicarlo al momento giusto: durante la formazione del personale, per esempio, quando le persone sono assunte o promosse, ma ancora di più in quei momenti cruciali nella vita delle persone, la nascita di un figlio, il matrimonio, o altro dove i collaboratori sono più ricettivi e l’azienda può diventare un vero alleato.” aggiunge ancora il direttore creativo di Jointly.

Se ben comunicato insomma un piano welfare contribuisce non poco alla reputazione di un azienda, grande o piccola che sia, perché quando tutti i collaboratori si sentono parte di uno stesso progetto sono i primi a parlare positivamente del posto dove lavorano e a trasferire i valori positivi dell’azienda ai clienti.

“Quando si pensa a comunicare il welfare internamente all’azienda occorrerebbe pensare alla creazione di un brand e di una comunicazione efficaci né più né meno di come si è abituati a fare quando si parla al mercato: aumentare il coinvolgimento dei collaboratori, accorciare la distanza tra i vertici dell’azienda e i dipendenti, non farà altro che migliorare il prodotto finale e il sevizio offerto ai clienti ovvero ciò che decreta il successo o l’insuccesso di un’azienda.”

 

 

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