Censis: Presentazione del 50° Rapporto sulla situazione sociale italiana.

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Il 2 dicembre 2016 a Roma, si è tenuta la presentazione del Rapporto Censis sulla situazione sociale italiana. Giunto alla 50ª edizione, il Rapporto Censis prosegue l’analisi e l’interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici del Paese, individuando i reali processi di trasformazione della società italiana.

Su tali temi si soffermano le «Considerazioni generali» che introducono il Rapporto. Nella seconda parte, «La società italiana al 2016», vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

Un’ Italia rinchiusa in se stessa che mette ” in cassaforte”  i propri risparmi, più di 114 miliardi di liquidità non spesa… pari al Pil dell’Ungheria. Un’ Italia ancora spaccata in  due tra Nord e Sud , ma anche tra ricchi e poveri, tra le generazioni. Un’Italia dove nonostante i tanti risparmi non si investe più e i giovani si ritrovano più poveri dei loro papà e nonni.

Questo quadro all’apparenza negativo é compensato da una vivacità molto alta sull’export (lusso, tutta la filiera agro-alimentare e meccanica), dal turismo, da un miglioramento dell’occupazione (sia pur con segnali migliori sui contratti a tempo che su quelli indeterminato) e dai consumi, questi ultimi anche grazie a politiche commerciali più attente al momento economico. Infine da un aumento triplicato delle donazioni/sms solidali.

Ma quello su cui il Presidente del Censis ha insistito e su cui ha mostrato maggiori preoccupazioni è la crisi dei corpi intermedi e lo scollamento della convivenza sociale. Insomma la mancanza di un’autocoscienza collettiva e quindi la incapacità di leggere e studiare la realtà.

Questo determina, secondo il Censis, l’incomprensione tra istituzioni, mondo economico, popolo e corpi sociali che tendono a non  riconoscersi più.  Spetta a chi ha responsabilità non solo di governo e politica, ma anche ad enti ed autorità di controllo, al mondo imprenditoriale e sindacale reindirizzare il Paese.

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