Il sogno territoriale del primo distretto Family Audit

 

FamilyPassare dalla responsabilità sociale d’impresa alla responsabilità sociale territoriale è possibile. Ci prova il primo “distretto” Family Audit, nato dall’intesa tra tre piccole aziende italiane che si sono distinte per le politiche di welfare e conciliazione.

Cosa si intende per responsabilità sociale d’impresa? Un’impresa è socialmente responsabile quando il suo management soddisfa le attese socio-ambientali dei soggetti coinvolti integrando le azioni nella propria strategia aziendale, così che essa risulti funzionale allo sviluppo dell’impresa.

La comunità europea definisce la responsabilità sociale d’impresa come una “responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società” e all’interno del Libro verde (Bruxelles, 18 luglio 2011) la definisce come “l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” ricordando come “un numero sempre maggiore di imprese riconosce in modo sempre più chiaro la propria responsabilità e la considera come una delle componenti della propria identità. Tale responsabilità si esprime nei confronti dei dipendenti e, più in generale, di tutte le parti interessate all’attività dell’impresa che possono a loro volta influire sulla sua riuscita”.

Sono proprio il welfare e la cultura d’impresa a poter valorizzare quello che viene chiamato il “capitale umano”, dando così una risposta ai bisogni delle persone che con l’impresa collaborano, e delle loro famiglie. Una soluzione per la collettività e per il territorio dove le imprese operano.

Se per le grandi imprese identificare un welfare manager e/o attivare azioni di welfare risulta abbastanza facile, per le piccole e medie imprese (Pmi) non è sempre scontato che sia possibile, né che sia sostenibile nel lungo periodo.

Oggi la risposta a questo interrogativo c’è. E arriva da tre aziende che hanno manifestato una particolare attenzione verso le risorse umane, mostrando, date le loro piccole dimensioni – una di esse ha addirittura meno di 20 dipendenti -, che tutte le organizzazioni, da quelle grandi alle micro, possono effettivamente riuscire ad attivare azioni di welfare in maniera sostenibile nel tempo. A fare la differenza sono la sensibilità, la volontà e le modalità.

Stiamo parlando di Bauer Spa, azienda del settore alimentare e di Delta Informatica Spa e Dedagroup Spa, provenienti invece dal mondo dell’innovation technology. La loro non è stata la “classica” risposta alla defiscalizzazione prevista dalla legge di stabilità, ma qualcosa di più innovativo e tangibile. Un “distretto”, parola che etimologicamente deriva dai concetti di stringere, contenere e comprendere. Ed è da questi concetti che nasce il primo distretto Family Audit “Le Palazzine”. Una rete che tiene insieme tre realtà industriali molto differenti tra loro, sia per attività specifica che per numero di dipendenti coinvolti, con altri interlocutori del territorio, come la Provincia Autonoma di Trento.

Perché si tratta di un progetto ambizioso? Perché non riguarda solo la responsabilità sociale, ma anche la funzione sociale delle aziende coinvolte. Realtà industriali che non mirano solo a sentirsi responsabili, ma che hanno la sensibilità e la voglia di essere anche attori del progresso sociale per essere leader per il proprio capitale umano e per il loro territorio, costruendo e indicando così una nuova strada di gestione che possa essere presa un domani come buona pratica per altre realtà organizzative, anche in un’ottica di reale progresso socio economico.

Siamo di fronte a un vero e proprio caso di passaggio dal concetto di responsabilità sociale d’impresa a quella di responsabilità sociale territoriale. Il ruolo e le potenzialità del distretto e delle imprese che ne fanno parte è legato all’appartenenza a un contesto localizzato che ne favorisce le condizioni di eccellenza. E se da un lato lo sviluppo di questa responsabilità deve essere guidata dalle imprese, dall’altra le politiche pubbliche dovrebbero svolgere un ruolo di sostegno in modo da combinare e rendere le due sfaccettature complementari in maniera sinergica e strategica.

Il valore su cui si fonda la responsabilità territoriale è il senso di appartenenza alla comunità e l’attaccamento al territorio, nella prossimità e nel dialogo con le istituzioni e la comunità locale nonché con la società civile.

Qual è la caratteristica fondante di gestione di questo distretto? Lo abbiamo chiesto alla dott.ssa Giovanna Flor, Amministratore Unico di Bauer Spa: “… al di là delle risposte classiche che possono essere i servizi di ristorazione, di asilo, ecc. per quanto riguarda Bauer in particolare abbiamo una grande richiesta di coinvolgimento, le persone vogliono essere parte attiva delle nostre attività, vogliono capire cosa fanno e perché lo fanno e questa, anche grazie alla certificazione Family Audit, viene sicuramente accolta come esigenza e quindi riusciamo a dare anche delle risposte in questo senso. Al di là dei servizi classici, c’è questa tensione verso il coinvolgimento delle risorse umane”. Questa tipologia di distretto prevede a livello organizzativo la nascita e la costituzione ufficiale di tavoli intraziendali, dove i protagonisti saranno proprio i dipendenti delle aziende, che utilizzando la metodologia bottom up, avranno la possibilità di esprimersi, e di essere ascoltati dal management.

Vivere un sogno territoriale nella relazione con i prodotti e con i servizi di un’azienda, e lasciarci raccontare da questi il valore delle persone che hanno lavorato alla loro realizzazione, insomma, non sembra più qualcosa di così irraggiungibile e lontano.

Emma Cologna

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