Do not put people in a bucket!

bucket

“Non mettete etichette alla gente” così ha detto Ed Catmull, CEO di Pixar, sollecitato ad esprimersi sui Millenials. Ops, l’ho fatto anch’io: ho appena usato la parola Millenials. Ma in questo articolo voglio parlare proprio delle generazioni che verranno, dei ragazzi e delle ragazze che fra qualche anno affronteranno (con fatica) la ricerca di un lavoro perché il tema mi sta’ a cuore, come genitore, come cittadino e come osservatore delle dinamiche aziendali/organizzative.

Ormai, per fortuna, ci sono tanti studi e ricerche su questo argomento che ci aiutano ad attraversare il guado che in parte ci separa da loro. Dico in parte perché condivido la visione di Baricco espressa ne “I Barbari ”: ciò che ci spiazza è il fatto di muoverci su una nuova “mappa”, ignota a noi baby boomers che inseguiamo la tecnologia e non sappiamo cosa ci sarà domani ma anche priva di riferimenti per le generazioni Y e Z che su questa nuova “mappa” ci sono nate ma non hanno mentori per accompagnarle, per dare loro gli strumenti per interpretare la realtà.

Il mio interesse per comprendere gli esseri umani del futuro prossimo è partito qualche anno fa: Zenger Folkman, società che monitora a livello internazionale le caratteristiche distintive della leadership, ci diceva già in una ricerca del 2013, che i giovani Y emergevano rispetto ai BB per capacità di collaborare e giocare in squadra, innovare e praticare il self-development, ossia chiedere costantemente feedback su di sé per diventare migliori, tratto, quest’ultimo, in contrasto con l’immagine dei giovani che ci viene spesso proposta di supponenza e “so fare tutto io”.

Da allora ho ristretto il campo di osservazione all’Italia ma esteso la profondità dello stesso, puntando la lente d’ingrandimento sui semi del futuro e concentrandomi quindi  sugli Z , in particolare i diciottenni. Quelli che  come ben sintetizza Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica, sono connotati dalle 3C: Connection, Change, Confidence.

Nel 2015 in particolare, è arrivato nella mia vita Jointly Push to open, un programma ideato insieme a Francesca Rizzi, cofounder della stessa Jointly, per facilitare l’orientamento al proprio futuro dei giovani al termine delle scuole medie superiori: in due anni abbiamo avuto l’opportunità di osservare  circa 2500 ragazzi da tutta la nostra penisola, ne abbiamo raccolto le domande via chat, le risposte a sondaggi lanciati loro su temi come passione, successo e fallimento, imprenditività,  e li abbiamo  incontrati fisicamente in 30 workshop svoltisi presso le aziende partner del programma.  Fra le molte cose emerse nella stimolante relazione reciproca, abbiamo scoperto che sono assuefatti ad una informazione virtuale disponibile sempre ed ovunque ma sono avidi di esempi e consigli degli esperti in carne ed ossa specie se personalizzati; sono creativi e curiosi anche se  la maggior parte di loro restano in superficie, surfano, e rimangono abbastanza lontani da uno spirito imprenditivo; hanno profili già traboccanti di esperienze extrascolastiche interessanti, ma non sono ancora in grado di valorizzarle. Come direbbe Simon Sinek, non è colpa loro! Detto ciò, dico io, dobbiamo anche andare oltre, diventare tutti più consapevoli e pronti a fare qualcosa.

Da dove possono cominciare i ragazzi? Ad esempio da esperienze come Push to open. E le aziende? Forse da un dato in più sui diciottenni italiani che questo programma ha raccolto con un sondaggio su cosa sarà importante quando dovranno scegliere il loro primo lavoro. Al primo posto gli Z italiani mettono il potere usufruire di formazione per migliorarsi sempre di più, al secondo sentirsi coinvolti nella costruzione del futuro di un’organizzazione, al terzo che ci sia un corretto rapporto fra tempo trascorso al lavoro e tempo per la propria vita privata. Agli ultimi posti: buon stipendio e/o benefit.

Do not put people in a bucket , ma keep your eyes and brain wide open per capire meglio, perché sulla famosa “mappa” ci muoviamo necessariamente e obbligatoriamente insieme, Z,Y,X, BB…

Barbara Demichelis
Direttore editoriale Jointly Push to Open
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