Comunicare il welfare cosa vuol dire

Non c’è libro di marketing che non definisca la “brand”, il marchio di un’azienda come uno dei suoi valori  più importanti, spesso più della sua tecnologia, dei suoi prodotti o della sua capacità produttiva. Per questo le aziende dedicano alla comunicazione della brand le loro migliori risorse.

La Comunicazione, quella con la C maiuscola, ha però sempre riguardato ciò che succede fuori più che quello che succede dentro le aziende. Almeno fino a oggi, quando tutti si stanno rendendo conto che il valore di un marchio è profondamente legato anche alla percezione che i lavoratori hanno dell’azienda dove lavorano e quindi al loro benessere.

Per un’azienda che ha tra i propri obiettivi l’aumento della produttività e il consolidamento del proprio marchio, il miglioramento degli equilibri interni (tra vita e lavoro e tra manager e impiegati) diventa strategico. Per raggiungere questi risultati, l’offrire il miglior welfare possibile ai propri collaboratori è un’ottima idea, ma non basta: occorre anche comunicare ciò che si offre nel modo più efficace, proprio come si fa con la propria brand.

Perché? Fate una prima considerazione: lavorare per un’azienda che ha una visione e dei valori è molto importante per tutti i collaboratori e migliora decisamente anche le loro relazioni con l’esterno. Secondo punto: comunicarlo in modo corretto crea una sorta di circolo virtuoso: un collaboratore più coinvolto è più felice e più leale e questo si traduce in un servizio migliore per i clienti. In conclusione, quando si fa qualcosa di buono per i propri collaboratori si fa qualcosa di buono per il proprio business.

Che cosa vuol dire comunicare il welfare? Comunicare significa non accontentarsi di informare: una mail piena di bullet point non basta, nemmeno se inizia con “carissimi”. Comunicare significa coinvolgere, motivare, condividere una visione, guidare i propri collaboratori attraverso un progetto di vita che va al di là del lavoro. È un peccato che molte lodevoli attività di welfare non siano né promosse né valorizzate in modo adeguato e lo dimostra il fatto che 1 dipendente su 4 non sa nemmeno che queste attività esistono.

Per rendervi conto se nella vostra azienda il welfare è comunicato bene, provate a farvi delle semplici domande: quanta attenzione dedicate ai vostri collaboratori? com’è la loro vita in azienda? comunicare con loro abbastanza frequentemente? sapete comunicare in modo efficace i benefit che offrite? vi limitate a dare informazioni, o cercate anche di educare? comunicate il perché di quello che fate? usate tutti i mezzi che avete a disposizione?

Dalle risposte che abbiamo ascoltato nelle aziende, abbiamo dedotto una cosa: avere un piano welfare aziendale non basta per essere sicuri che le persone ne apprezzino il valore. Compresi i bisogni e trovate le risorse giuste per soddisfarli, se non si vogliono buttare al vento tutti gli sforzi fatti, bisogna saper trasmettere il senso e il valore di ciò che si offre.

Se è chiaro ciò che occorre fare, però, spesso è difficile capire come farlo. Con quali mezzi si comunica? In quali luoghi? Quanti soldi ci vogliono? Quanto è importante il tono di voce?

Ecco perché, né più né meno di come le aziende fanno quando vogliono comunicare la loro brand all’esterno, è importante affidarsi a dei professionisti della comunicazione che sappiano individuare insight, strategie e messaggi, integrando il “che cosa dire” con il “come dirlo”.

In fondo la cosa più facile è accorgersi che il welfare, quando è ben comunicato, fa una bella differenza: l’immagine dell’azienda migliora (il che attrae più clienti); il clima interno è più sereno; la capacità produttiva sale; l’assenteismo si riduce mentre il senso di appartenenza aumenta; il capitale umano incrementa il proprio valore.

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