51 ^ Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2017

Ormai non si parla più di uno zero virgola, ma si parla “di una vigorosa ripresa congiunturale” con una produzione industriale che ha ripreso a veleggiare ai più alti livelli europei. Eppure l’Italia, secondo l’ultimo rapporto Censis, presentato a Roma il 1 dicembre presso la sede del CNEL, appare avvitata su se stessa, non immaginando un progetto per il futuro.

Sono tornati i consumi (29 miliardi in più in cultura e 6 miliardi in più in vacanze e non solo), ma emerge sempre la rabbia e la paura, “una Italia dei rancori”, come sostiene il professore di Storia contemporanea, Guido Crainz, da cui emerge una inedita ingenerosità sociale, una spinta a creare muri verso il basso e verso soggetti “altri” per religione e provenienza.

C’è una risalita, ma le ferite rimangono. L’immaginario collettivo ha perso forza propulsiva, scrive il Censis, resistendo pochi miti inossidabili, tra i quali primeggia il posto fisso. Il titolo di studio, tra i giovani, come strumento di ascesa sociale non arriva neanche al 15% del consenso. Probabilmente anche per questo l’Italia è il penultimo Paese in Europa per numero di laureati.

 

E ora che la ripresa è qui, cosa resta del welfare?

Molto, conferma il rapporto: una buona tenuta nello stress test della crisi. Un persistente consenso sociale sul decisivo ruolo per economia e coesione comunitaria. Il welfare ha assunto una configurazione articolata in cui coesistono azioni e soggetti diversificati. Il pluralismo di soggetti, il welfare plurale è già tra noi, anche se il rapporto Censis non evidenzia quanto avvenuto nelle ultime leggi di stabilità che mutano, sia pure gradualmente, il panorama dei vari protagonisti del sistema welfare che generano nuove potenzialità occupazionali.

Sicuramente senza un rinnovato impegno istituzionale del “procedere a tentoni, alla ventura, e senza una visione prospettica”, per il Censis, “resteremo nella trappola del procedere a tentoni, alla ventura, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento e silenzioso progredire del corpo sociale”

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