La risposta alla crisi? Viene dal Welfare di Comunità. Così la coop. ”Cadore” ha reinventato il lavoro.

Cadore scs

Una bella storia, quella che raccontiamo oggi nell’intervista al nostro partner, la cooperativa sociale ”Cadore”. Un territorio ai piedi delle Dolomiti orientali, una crisi che dal 2000 ha sconvolto l’intero tessuto industriale ma che ha portato a tante nuove idee ed un’alleanza per riemergere; creando occupazione e migliorando la qualità della vita della popolazione residente: ecco un limpido esempio di Welfare di Comunità!

 

intervista a Michele Pellegrini, responsabile settore progettazione, Cadore s.c.s.

a cura di Fabio Galluccio

 

1) Michele, nei vostri obiettivi c’è scritto che ” la Cadore s.c.s. persegue l’interesse generale della comunità tendendo alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso lo svolgimento di varie attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate”. Puoi raccontarci come nasce questa avventura e come si sviluppa nella vostra realtà?

Il progetto ”Cadore” nasce formalmente nel 2008, con l’obiettivo di rispondere ad alcune esigenze che un territorio rurale montano si trovava a fronteggiare.

Fu la crisi economica dei primi anni 2000 ad avere un impatto devastate sul tessuto sociale del cadorino, che si basava sulla filiera economica dell’occhiale, lasciando famiglie senza un reddito e soprattutto senza una prospettiva di vita futura.

In una logica di sviluppo comunitario, fin dalla fase di start up, la cooperativa tenta faticosamente di dare lavoro (con particolare attenzione a soggetti che dal quel mercato sono più facilmente escludibili); in settori congeniali a mantenere e valorizzare la nostra comunità.

La cooperativa nasce da un mix di attori locali che però perseguivano lo stesso obiettivo.

2) Parlate spesso nel sito, come nelle interviste di franchising sociale e di fare rete,  termini , che per Jointly, il cui valore è il “welfare condiviso”, sono musica per le nostre orecchie. Ci vuoi esporre come siete riusciti in questo intento non facile nella realtà italiana, spesso più portata a far emergere gli individualismi?

La condivisione dovrebbe essere presente nel DNA di ogni impresa cooperativa, non solo in quelle sociali.

La convinzione è che in un’area rurale che annualmente perde abitanti, dove il rischio primo è perdere non tanto le risorse economiche quanto quelle umane, l’unico progetto di sviluppo deve poggiare su concetto di co-progettazione territoriale, che nel nostro esempio si traduce ad avere all’interno della nostra compagine sociale anche enti pubblici (con 2 sindaci presenti in CDA), associazioni e altre realtà cooperative.

3) Quali servizi oggi offrite nel Territorio del Cadore, servizi come vedo, molto variegati e che vanno dal turismo al sostegno agli anziani, all’integrazione degli immigrati?

Questa domanda fa emergere un ulteriore “comandamento” presente nella nostra idea d’impresa territoriale, ovvero l’economia della varietà.

La congiuntura economico sociale non è favorevole a specialismi e settorialità, l’unico modo per dare risposte a bisogni sempre in movimento è pensare a una struttura elastica capace di adattarsi alle esigenze. Ad oggi all’interno della Cooperativa si svolgono servizi di:

  • Manutenzione ambientale;

  • Global service;

  • Turismo di comunità (gestione punto ristoro, locazione appartamenti turistici, gestione musei, gestione impianti di risalita, gestione minigolf);

  • Casa accoglienza per richiedenti asilo;

  • Progetti e servizi sperimentali.

4) Ci racconti i progetti ”MOSAICO” e ”SIMBIORTI”?

Il progetto MOSAICO è un progetto di palestra occupazionale rivolto a ragazzi con disabilità non troppo grave residenti nell’area, che la cooperativa in convenzione con l’azienda sanitaria locale porta avanti ormai dal 2014.

L’obiettivo è allenare al lavoro le persone coinvolte; per provare ( e in alcuni casi è successo) una collocazione all’interno del mondo del lavoro, dando opportunità più professionalizzanti rispetto ai centri diurni.

Cadore grafico 1

Negli ultimi anni nell’ambito di questo progetto sono stati sviluppate diverse iniziative; uno di questi è proprio l’agricoltura con il progetto SIMBIORTI.

Il progetto nasce nel 2016 con la coltivazione sperimentale di carciofi di montagna, attraverso il coinvolgimento di ragazzi disabili e di richiedenti asilo.

Il progetto che come impatto sociale e umano ha dato (e confermato negli anni) la sua validità e importanza; sta provando ora a raggiungere una dimensione imprenditoriale, se non altro sostenibile.

Anche in questo caso il progetto ha avuto lo scopo di mettere insieme più esigenze territoriali. Coinvolgere ragazzi disabili e richiedenti asilo presenti nei nostri progetti. Valorizzare aree dismesse e abbandonate. Spendere  competenze e dare un’opportunità occupazionale a professionalità giovani locali.

5) Quali punti di contatto secondo te ci sono tra una società come la nostra, che cerca di lavorare per il benessere delle persone e una Cooperativa impegnata nel sociale come la vostra?

Come avete potuto vedere non esiste ente che non può collaborare con la nostra realtà, tuttavia il fatto di aver avviato una collaborazione con jointly dimostra come i punti di contatto ci sono.

Mi sento inoltre di poter dire di aver trovato in una realtà come jointly, persone in grado di parlare la nostra stessa lingua e  perseguire , seppur con finalità istituzionali diverse, lo stesso obiettivo: Il benessere delle persone e dei territori.

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Jointly collabora attivamente con la Coop ”Cadore’‘ nell’ambito dei progetti di Welfare Territoriale e di sviluppo della cultura del Benessere Organizzativo. Dal maggiordomo ai corsi di orientamento scolastico per i figli dei dipendenti, dai percorsi per la genitorialità fino al car pooling. Scopri di più cliccando QUI

 

 

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