PMI e Welfare Aziendale: ecco le 5 ”tribù manageriali” in cui si suddividono gli imprenditori

Welfare aziendale e PMI

Un’interessante ricerca condotta dall’Istituto Taylor Nelson Sofres su 800 PMI ci svela alcune peculiarità che caratterizzano il management nel rapporto con le misure di Welfare Aziendale, dividendolo in 5 categorie. Realtà organizzative fino ad ora meno sfiorate da queste tematiche; ma che oggi si dimostrano molto più reattive e convinte dell’importanza del Welfare Aziendale come asset per il pieno sviluppo del loro business.  

Del resto, in un mondo del lavoro sempre più in cambiamento e alla ricerca di nuove professionalità,  in cui si è alla caccia dei migliori talenti, mettere i propri collaboratori nelle condizioni per lavorare in un clima piacevole e  partecipativo sembra diventare una conquista indispensabile.

Sulla base delle risposte raccolte in merito al welfare aziendale  e alle politiche di people caring, gli studiosi hanno individuato e suddiviso gli imprenditori intervistati in cinque categorie


GLI AGNOSTICI [26 % del campione]

Per loro la massima priorità è attrarre nuovi talenti e ridurre l’assenteismo. In che modo tentano di raggiungerla? Attraverso misure che favoriscano la qualità della vita, sebbene non siano pienamente coscienti delle ripercussioni sulle performance aziendali ed abbiano difficoltà a misurare i ritorni.


I CONTRARI [24 % del campione]

Per loro non esiste alcuna correlazione tra la qualità della vita dei dipendenti e i risultati dell’impresa. Ecco perché non investono molto nell’ambiente di lavoro e in misure a favore della salute e della conciliazione vita privata – lavorativa dei propri collaboratori. Se lo fanno, lo fanno solo per salvaguardare la reputazione dell’azienda.


I CONVINTI [22 % del campione]

Si tratta di imprenditori con un alto livello di istruzione, consci che un buon ambiente di lavoro ed una buona qualità della vita migliorino sensibilmente i risultati aziendali. Tuttavia non hanno ancora intrapreso iniziative specifiche.


I PRAGMATICI [16 % del campione]

Imprenditori ”senior”, che basano tutto su valori come la sicurezza, il salario, la performance. Non danno attenzione ad aspetti come sport, nutrizione e flessibilità organizzativa, pur tenendo al benessere fisico dei propri collaboratori. Spesso però non riescono a trattenere i dipendenti, attrarre talenti e ridurre l’assenteismo.


GLI ESPLORATORI [12 % del campione]

Manager che hanno voglia di sperimentare e di mettersi alla prova. Hanno adottato diverse iniziative a favore della conciliazione vita – lavoro, investendo sul potere d’acquisto, la flessibilità, la salute ed i percorsi di carriera dei propri collaboratori.

CONCLUSIONI

Nonostante siano ancora molti i dubbi tra gli imprenditori sulla definizione di  politiche di people caring, nove imprenditori su dieci dichiarano di essere convinti della bontà dei benifici legati soprattutto al welfare aziendale  per i risultati positivi delle loro politiche sul business aziendale; come dimostrato da numerose case history anche made in Italy. In particolare il 78% dei leader intervistati ha notato un miglioramento dell’atmosfera sul luogo di lavoro; il 69% un aumento della produttività e il 66% un miglioramento della reputazione dell’azienda.


E TU? A CHE TRIBU’ APPARTIENI ?

QUALUNQUE SIA IL TUO MODO DI RAPPORTARTI AL WELFARE AZIENDALE, JOINTLY PUO’ AIUTARTI NELLA DEFINIZIONE E NELLA PREDISPOSIZIONE DEL PIANO DI WELFARE DELLA TUA AZIENDA E SEGUIRTI PASSO, PASSO NELLA SUA ATTUAZIONE.

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