Coltivare l’umano nel lavoro e nell’economia. Riflessioni a margine dei lavori di Assisi


di Fabio Galluccio/

Riprendo il bel pezzo scritto da Gabriele Gabrielli Presidente della  Fondazione ”Lavoro per la persona” (www.lavoroperlapersona.it) sul 48° congresso di  AIDP (Associazione Italiana Direzione del Personale) di Assisi dei giorni scorsi e pubblicato da HR online https://www.aidp.it/riviste/indice-hronline.php, testata diretta da Paolo Lacci. Per noi una formidabile fonte di ispirazione, ma anche di consapevolezza, perché Jointly è proprio su questa strada!


Dall’ascolto dei vari interventi, per Gabrielli,  il cuore HR batte su alcuni trend fondamentali:

  • Quello che ruota attorno alla trasformazione digitale e alle tecnologie
  • Quello del welfare aziendale in un’accezione ampia, comprensivo cioè di tutte quelle iniziative che hanno a cuore il benessere (wellbeing) delle persone e la ricerca del loro engagement.

 

La trasformazione digitale richiede di intervenire  su quello organizzativo e sulle nuove modalità di prestazione lavorativa come lo smart working e le forme agile per arrivare all’ apprendimento continuo.

La parola chiave è senza dubbio cambiamento, nella versione di una profonda e inedita trasformazione che impatta su tutti i processi HR; dal recruiting al performance e talent management, passando per le questioni poste all’apprendimento.

 

Come possiamo continuare a imparare ad apprendere?

Questa domanda ha echeggiato più volte nella due giornate di lavoro. E’ inutile nascondersi dietro un dito, siamo tutti un po’ disorientati, seppur con toni e intensità diverse, poiché chiamati a trovare soluzioni per accompagnare un cambiamento che richiede un nuovo mindset. Stiamo vivendo una trasformazione antropologica.

Cresce la consapevolezza che stiamo o forse dobbiamo cambiare anche noi. Non si può  essere solo spettatori. Cominciano a girare infatti domande che interpellano direttamente l’uomo e che pongono nuove sfide come queste: la coabitazione tra esseri umani e robot (interessante a tal proposito quanto ascoltato nel TEDX di Siracusa del maggio scorso su Empatia e intelligenza artificiale https://tedxortygia.com ).

Giustamente per Gabriele Gabrielli sembra evidente l’emergere prepotente di un’istanzacome difendere e coltivare l’umano anche nel lavoro?

 

Quando parliamo di lavoro, di quale lavoro stiamo parlando? 

Il lavoro-merce ricordato da Oscar Giannino o di un lavoro che sia espressione della persona, che è l’orizzonte pedagogico su cui è impegnata la Fondazione Lavoroperlapersona (www.lavoroperlapersona.it), ma su cui anche noi di Jointly insistiamo nel nostro percorso? E noi, cosa stiamo diventando nel lavoro? Ma soprattutto: chi vogliamo essere, lavoratori o persone che lavorano e, quindi,  in relazione con gli altri?

Quanto; aggiungerei,  ognuno di noi crede veramente in questi valori o li usa solo come immagine?

Per Gabrielli è  la capacità di rispondere a queste domande costituirà la parte più generativa del futuro del nostro contributo nelle organizzazioni, nelle imprese e nella comunità.

 

Il  secondo filone, quello del welfare aziendale, benessere ed engagement. 

La sua rilevanza è ben testimoniata dall”esplosione di pratiche organizzative che si prendono cura delle persone e delle loro famiglie.  Moltissime in questo senso  le esperienze raccontate.

E’ il segnale più evidente che nel lavoro c’è tanto bisogno di cura. E’ questa parola che qualificherà il significato della parola lavoro…

Bisogna fuggire dal considerare il lavoro un luogo di frustrazione anziché di espressione delle capacità di ciascuno; un luogo cioè dove vengono intrappolate energie piuttosto che liberarle; un tempo da cui fuggire e dimenticare piuttosto che valorizzare; un ambiente che fa crescere passioni tristi al posto dei beni relazionali e della loro generatività.

Ecco allora che il welfare aziendale e le sue pratiche diventano uno straordinario laboratorio di innovazione organizzativa e sociale; per prendersi cura dei bisogni che la “nuova grande trasformazione del lavoro” – per dirla con il linguaggio e le categorie dei ricercatori di ADAPT (si veda il bel volume di Francesco Seghezzi) – sta producendo.

Un laboratorio per ricercare il benessere delle persone, quello delle imprese e della più ampia comunità con implicazioni positive sull’engagement dei collaboratori e degli altri stakeholder.

Su questo società come Jointly  possono contribuire a fornire un valido supporto fuggendo da pericoli di semplici piattaforme agevolanti la ricerca dei servizi di welfare, ma lavorando insieme alle aziende per un reale people caring.

Gabrielli giustamente afferma  che l’impegno crescente delle direzioni del personale in quest’ambito (welfare aziendale, benessere, engagement) lascia intendere che si dovrebbe aver capito l’aria che tira e quale sia la via lungo la quale costruire il posizionamento nel XXI secolo:

 

Contribuire a cambiare radicalmente il modo di fare impresa

Lavorare con passione per imprese che non pensano solo al proprio interesse o a massimizzare quello degli azionisti, ma a quel diverso inter-esse inteso come luogo di costruzione del bene comune e di valorizzazione dell’impatto sociale (Gabrielli G., Zaccaro F., Gestire l’inter-esse. L’alleanza tra impresa responsabile e società civile, Franco Angeli, 2018), legando Purpose, People e Performance coltivando l’umanità e il progresso.

Saranno queste le nuove “3Pdella cura e gestione delle risorse umane del XXI secolo che prenderanno il posto di quelle del Novecento (Posizione, Prestazione, Potenziale).

Grazie a  Gabriele Gabrielli di questo importante contributo; che invita tutti noi persone di HR e/o di società che a vario titolo offrono servizi per il benessere della persona per un nuovo modo di essere impresa e di stare nella società.


 

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