Per un capitalismo dal volto umano: la svolta degli industriali USA

Capitalismo dal volto umano

I grandi gruppi industriali USA sono ad una svolta? Sembrerebbe di sì! Le priorità delle società e dei suoi amministratori delegati non dovranno più essere soltanto gli utili degli azionisti e il valore delle azioni; bensì si dovrà considerare  come asset strategico anche il benessere dei propri lavoratori e delle loro comunità locali, la sostenibilità e l’impatto sociale. 


Il Business Roundtable, il gruppo che riunisce 200 aziende americane fra le quali Amazon, JPMorgan e General Motors, manda in pensione il mantra degli azionisti che ha guidato il capitalismo americano e mondiale per decenni. Le ragioni per un Better Capitalism sono molte e diverse e sono state raccolte negli ultimi 18 mesi da Business Insider Italia in una pagina dedicata a questo argomento (vedi https://it.businessinsider.com/brand/better-capitalism/)

Gli azionisti, sono importanti  come i lavoratori, i clienti, i fornitori e la comunità in cui si opera (gli stakeholder). Le aziende devono “proteggere l’ambiente” e trattare i dipendenti con “dignità e rispetto”.

 

Una svolta importante: ecco perché.

L’ultima volta che il Business Roundtable si era pronunciato su questi temi ed in maniera così risoluta risale infatti al 1997; e lo aveva fatto in maniera del tutto antitetica a quella odierna, sdoganando cioè la centralità degli azionisti nelle decisioni aziendali. Oggi, forse, la “Corporate America mette in soffitta (o almeno ci prova), Milton Friedman, l’economista liberista e monetarista – premio Nobel nel 1977 – ed  i suoi seguaci; studiosi e professori dell’Università di Chicago ( i Chicago Boys) che hanno dato vita intorno agli anni ’70 al movimento di pensiero economico definito, per l’appunto, la ”Scuola di Chicago”; che ha influenzato fortemente il trentennio successivo.

Un’influenza teorica, quasi dogmatica per gli americani, che ha tra le altre cose messo all’angolo l’altro grande economista liberale; John Maynard Keynes e le sue teorie interventiste dello Stato in economia per riequilibrare degli inevitabili fallimenti del mercato; e che in Europa chiameremmo ”Economia Sociale di Mercato”.

 

Il  documento che suggella il nuovo corso

Sono 181; e tra queste spiccano le principali aziende di Wall Street e colossi finanziari – da Jp Morgan ad Amazon, da BlackRock a General Motors –  quelle che hanno reso pubblico un documento in cui sostengono che per creare valore di lungo periodo, le azioni non devono solo portare dividendi ai propri azionisti ma tener conto di fattori legati al ”sociale”, al benessere dei lavoratori e delle comunità dove le aziende operano.

Per decenni le aziende hanno spostato fabbriche e delocalizzato le proprie produzioni con l’unico scopo di minimizzare il prelievo fiscale sui profitti e sul lavoro;  spostando sedi legali nei punti più vantaggiosi del pianeta. Hanno chiesto ( e spesso ottenuto) flessibilità sul lavoro senza limiti; fuggendo al primo stormire di fronda da un mercato in crisi. Ora è il momento di cambiare!

Jamie Dimon, il CEO di JPM e presidente della Business Roundtable, un duro che ha saputo affrontare momenti difficili, ha spiegato che “il sogno americano è sempre vivo ma si sta logorando”. Secondo lui infatti i grandi datori di lavoro: ”Stanno investendo nel loro personale e nelle loro comunità perché sanno che questo é l’unico modo per avere successo nel lungo termine”.

VEDI QUI IL DOCUMENTO COMPLETO

Un approccio che Jointly condivide in pieno

Ascolto, Welfare Aziendale e politiche di People Caring progettate per rispondere ai bisogni e migliorare il benessere dei lavoratori. Azioni che parlano anche di Jointly e delle aziende che hanno deciso di far parte del nostro network; che vanno in piena sintonia con la svolta impressa da quel ”Capitalismo dal volto umano” che ci fa guardare ad esempi tutti italiani come Adriano Olivetti, Luisa Spagnoli o, più recentemente, Brunello Cucinelli.

Politiche attive che, come abbiamo misurato; non generano soltanto benessere o risposte in azienda incidendo su produttività, identità e retention dei talenti , ma che vanno oltre, innescando un circolo virtuoso ad alto Impatto Sociale sui territori.

Ed è proprio questa spinta ”generativa” che sta dando pian piano i propri frutti che ci rende pienamente in linea con l’impostazione di pensiero del Business Roundtable americano; e che speriamo possa aprire sempre più nuovi orizzonti imprenditoriali e culturali per le Aziende, il settore delle Risorse Umane e per tutti gli stakeholder interessati.

 

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