Welfare Aziendale: i vantaggi per Occupazione ed Economia

Welfare - Costruizione di una rete

 Il Welfare Aziendale è una leva di sviluppo per l’occupazione e per l’economia! Lo diciamo da tempo e lo ribadiamo ancora oggi con forza. Abbiano parlato molto spesso di Welfare Generativo e di come l’attenzione verso i propri collaboratori sia in grado non solo di migliorare il benessere interno all’azienda, ma di travalicarne i confini, innovando e creando Impatto Sociale nei territori e fra i cittadini e favorendo quell’humus imprenditoriale capace di far nascere e prosperare nuove aziende, sia nel settore del profit che nel non profit, creando nuovi posti di lavoro e ricchezza per i territori.


Welfare Aziendale: crescono le imprese attive nel settore

Nella sola Lombardia (fonte: Camera di Commercio di Milano, Brianza e Lodi) si contano 12.000 realtà imprenditoriali legate ai temi del welfare, un dato che segna un + 3% sullo scorso anno ( 4.942 nuove imprese) e + 58% negli ultimi 10 anni, mentre in totale contiamo in Italia circa 70.000 imprese operanti nel medesimo settore, con un incremento, anche qui, del 3% su base annua ed un + 43% sull’ultimo decennio.

Imprese – delle quali moltissime nate negli ultimi anni – che operano per lo più nel settore dei servizi e della consulenza alle aziende ed alla persona; dove si riscontrano una forte spinta valoriale ed una mission votata al sociale. Fatto, quest’ultimo, che le rende molto attrattive anche dalle nuove generazioni di lavoratori. ( Vedi qui)

Come il Welfare Aziendale migliora l’economia dei territori 

Il Welfare quindi non fa bene solo alle aziende e ai lavoratori che usufruiscono di Piani di Welfare Aziendale, ma anche all’ economia e ai territori dove operano le stesse; creando di fatto in maniera indiretta occupazione e ricchezza dai riverberi positivi persino sul gettito fiscale generale, al netto delle agevolazioni fiscali previste per le aziende che adottano il Welfare Aziendale.

Un circolo virtuoso che, come spiega anche Emmanuele Massagli, presidente di AIWA (Associazione Italiana Welfare Aziendale) – di cui Jointly fa parte – sembra essere sfuggito ad alcuni detrattori:

I numeri del welfare (oltre 100.000 imprese coinvolte e quasi 2.500.000 lavoratori di imprese private beneficiari di piani di valore medio attorno ai 700 euro – Fonte AIWA) sono eccessivi per essere giustificati soltanto da opportunismo fiscale. […]  Benefici non solo per l’impresa, ma, soprattutto, per le persone coinvolte e, non da ultimo, anche per lo Stato, che vede rimborsato con gli interessi l’investimento fatto prevedendo l’esenzione dalla tassazione: il welfare aziendale, infatti, attiva un indotto che genera maggiore lavoro, più Iva e minori spese per servizi pubblici. (Tratto da : Il sussidiario.net)

Welfare Aziendale e maggiore occupazione: alcuni dati

Come abbiamo anticipato, e supportati dal report della Camera di Commercio di Milano, Brianza e Lodi;  sono molti i fattori che depongono e che testimoniano di come il Welfare Aziendale abbia di fatto trainato un nuovo settore di impiego e permesso ad un indotto di crescere in controtendenza alla crisi economica internazionale. Ecco alcuni dati sull’occupazione:

  • Roma : 6.229 imprese  – 87.000 addetti  (+ 3,9 % in un anno e + 37 % nel decennio)
  • Milano: 4.942 imprese (+ 3,5 in un anno e + 13% nel decennio) – 74.000 addetti (+ 5,5%)
  • Napoli: 3.848 imprese ( +13% nel decennio) – 31.000 addetti
  • Torino: 2.832 imprese ( + 52% nel decennio) – 35.000 addetti

I dati della Regione Lombardia

Milano, come detto, vanta 4.942 imprese (+3,5% in un anno) e 74mila addetti (+5%), poi viene Brescia (1.419 attività con 24mila addetti), Bergamo e Varese (entrambe circa mille imprese, e rispettivamente con 24mila e 14mila addetti) e Monza (980 imprese e 12 mila addetti). Mentre nella sola provincia di Como sono attive 724 imprese di cui 267 nel campo dell’istruzione, 224 in quello dell’assistenza sanitaria, 47 nei servizi di assistenza sociale residenziale.

In aumento anche i lavoratori: 191 mila addetti in regione, +4% in un anno e + 23% in cinque anni su 832 mila in Italia, +45 e +27%

Importante risulta anche la presenza delle donne impiegate nel settoreil 35% su base nazionale ed il 30% in Lombardia. I giovani invece sono presenti per il 6% delle imprese italiane e il 5% su base regionale; mentre gli stranieri il 4% su base regionale e in Lombardia.

 

Il ruolo del terzo settore

Non solo Profit, un’azione importantissima è svolta da tutto il mondo del terzo settore, che in Italia conta 340 mila istituzioni;  di cui quasi 55mila si trovano in Lombardia, regione che detiene il 16% del settore, ovvero la presenza più consistente tra le regioni italiane.

In 5 anni si registra una forte crescita del numero di istituzioni in tutte le regioni, seppure con valori più elevati in Lombardia, dove crescono del 19,2% (+14% in Italia). In cinque anni aumenta significativamente anche il personale retribuito, questa volta più in Italia (+19,4%) rispetto alla Lombardia (+9,3%), che impiega 181.143 addetti nel 2016. Il non profit regionale (così come quello nazionale) si basa prevalentemente sui lavoratori volontari, piuttosto che retribuiti. Quello dei volontari è un esercito che raccoglie oltre 5,5 milioni di persone in Italia, di cui un milione in Lombardia; valori saliti di 24,1 punti percentuali per la Lombardia e 16,2 per l’Italia.


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