Fare Memoria per combattere l’Indifferenza

Giornata della Memoria
Nella foto: Siggy Weiser, un sopravvissuto dell’Olocausto. 75 anni dopo osserva alcuni bambini ebrei che pregano proprio davanti l’area abitativa dove era segregato.

“ L’opposto dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.

L’opposto dell’educazione non è l’ignoranza, ma l’indifferenza.

L’opposto dell’arte non è la bruttezza, ma l’indifferenza.

L’opposto della giustizia non è l’ingiustizia, ma l’indifferenza.

L’opposto della pace non è la guerra, ma l’indifferenza alla guerra.

L’opposto della vita non è la morte, ma l’indifferenza alla vita o alla morte.

Fare memoria combatte l’indifferenza ”


Così scrive Elie Wiesel, scrittore, giornalista, saggista, filosofo, attivista per i diritti  e professore rumeno naturalizzato statunitense, di origine ebraica e poliglotta, nato in Romania e superstite dell’Olocausto. L’indifferenza è una parola chiave nella società civile, ma anche nelle organizzazioni, così come la memoria.

 

Elie Wiesel (1928 – 2016): uno degli ultimi testimoni della Shoah

Foto Elie Wiesel

Eliezer Wiesel nacque in un povero villaggio della Transilvania il 30 settembre 1928, figlio di Sarah Feig e Shlomo Wiesel. Da subito dedito allo studio  avrà nel padre un importante riferimento per le letture classiche, e nella madre nello studio della Torah. Un’infanzia tranquilla che sarà barbaramente spezzata via dall’avvento della seconda guerra mondiale e delle leggi antisemite. La famiglia Wiesel verrà prima confinata nel ghetto di Sighetu, loro cittadina natale, quindi il 16 maggio del ’44 deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. La sua famiglia verrà immediatamente separata sebbene Elie riuscirà a restare con il padre, presso un sottocampo di Auschwitz, dove furono condotti ai lavori forzati.

Il padre Shlomo, poche settimane prima della liberazione, venne barbaramente picchiato dalle guardie naziste e non riuscì a sopravvivere alle percosse. Dopo la liberazione del campo da parte dei russi, Elie poté riabbracciare, in un orfanotrofio francese, le sorelle Hilda e Beatrice, mentre la madre ed un’altra sorella non ce la fecero.

Passeranno dieci anni prima che Wiesel si convinca a scrivere una propria testimonianza su quello che aveva vissuto. Sarà l’amico e Nobel per la letteratura Francois Mauriac a convincerlo. Novecento pagine racchiuse in un libro intitolato E il mondo rimase in silenzio, cui seguì la riscrittura condensata in 127 pagine dal titolo ”La notte” . Un racconto crudo e terribilmente efficace su quanto accadde nel campo di concentramento, pietra miliare insieme a ”Se questo è un uomo” di Primo Levi.

 

Il Nobel per la Pace ed il monito alle giovani generazioni.

Elie Wiesel scriverà altri quaranta libri e dedicherà tutto il resto della sua vita nel raccontare alle nuove generazioni l’orrore della Shoah e a trasmettere l’importanza di non dimenticare. Morì nella sua casa di Manhattan il 2 luglio del 2016.

Fu un ”Messaggero” – così lo definì nel 1986 l’accademia di Svezia in occasione del Premio Nobel per la Pace di cui fu insignito – che non solo  di raccontò e testimoniò la barbarie e le atrocità di cui era stato vittima e spettatore, ma un uomo in grado di lanciare un monito di  pace e fratellanza tra i popoli, capace di ricordarci l’importanza della parola, della memoria, che non doveva essere tradita.

 

Il Valore della Diversità

La valorizzazione delle diversità é sapere che ognuno di noi è diverso dall’altro, ma ancor più che può trovarsi da un momento all’altro “emarginato”, senza che nessuno pensi che la ricchezza che c’è in ognuno di noi ne fanno un moltiplicatore di emozioni, di sentimenti, di idee e di progettualità.

Ecco che la giornata della memoria serve ancora oggi più che mai è per ricordare che l’ omologazione annulla il pluralismo, affossa l’individuo, penalizza la cultura e sbarra le strade dell’ innovazione.

La Memoria, come scrive Gad Lerner in un suo recente articolo,  non è mai scientifica, si impone nella controversia e per questo suscita rigetto, creando il dubbio sulle proprie convinzioni e sulle proprie certezze

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Fabio Galluccio, Senior & Co-Founder di Jointly – Il Welfare Condiviso. Già Diversity e Welfare Manager di un grande gruppo italiano ed esperto di People Caring; appassionato di storia della Shoah. Suoi i libri, ”IIndagine su Eichman: Il boia nazista nel dopoguerra nascosto per anni in Italia. La storia, i luoghi, i complici’‘ , e ”I Lager in Italia: la memoria sepolta nei duecento luoghi di deportazione fascista

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