Più anziani e meno giovani attivi: le nuove sfide demografiche del welfare aziendale

 

Nuovi modelli di welfare sostenibile, politiche di maggior inclusione sul lavoro e formazione continua per i collaboratori, solo così l’Europa potrà vincere la rivoluzione demografica che è già in corso. E per farlo saranno necessarie politiche industriali e partnership pubblico private sempre più innovative.

Quello che ci raccontano gli ultimi dati [1] infatti è una popolazione sempre più anziana e longeva, con una riduzione progressiva delle persone in età lavorativa e un tasso di natalità ai minimi storici.  L’appellativo di “Vecchio continente” non è mai stato più calzante per definire l’Unione europea: nei prossimi decenni assisteremo ad una vera e propria “rivoluzione demografica”, che è già cominciata . Oggi infatti la speranza di vita è salita a 78,2 anni per gli uomini e a 83,7 anni per le donne, mentre il numero medio di figli per donna (1,55 nel 2018) è inferiore al valore di 2,1  considerato come il livello necessario per mantenere costanti le dimensioni della popolazione. Si fanno meno figli e li si fa più tardi: l’età media al momento del parto è di oltre 30 anni (31,3).  In base a questi trend, tra cinquant’anni circa un terzo (30,3%) della popolazione europea avrà almeno 65 anni (rispetto al 20,3% nel 2019) e più di un cittadino su 10 (13,2%) sarà ultra ottantenne, un dato doppio rispetto ad oggi (5,8% nel 2019).

Come impatterà questo sulla nostra struttura socio-economica? Per affrontare il problema dell’invecchiamento, il nostro sistema sanitario e di #welfare dovrà adeguarsi alle nuove esigenze e questo comporta una seria riflessione, già da ora, su come finanziare una spesa pubblica più elevata, legata all’assistenza alle persone anziane.

Anche perché la popolazione in età lavorativa sta progressivamente diminuendo in tutta Europa: nel 2019 era ancora più della metà della popolazione (59 %) ma entro il 2070 dovrebbe scendere al 51 %, con una diminuzione significativa (-12,6 milioni) del numero di minori e giovani (0-19 anni). E’  quindi “urgente – si legge nel rapporto della Commissione europea – trovare il modo di sostenere la crescita economica aumentando l’occupazione e la produttività”, rendendo il mercato del lavoro il più inclusivo possibile per poter attingere a tutti i suoi talenti . Partendo dalle donne e colmando il divario occupazionale rispetto ai colleghi con politiche di conciliazione dei tempi sempre più efficaci. La capacità di coinvolgere anche persone disabili e in età più avanzata sarà un’altra sfida critica, che si può vincere solo potenziando l’apprendimento contino e il reskilling dei lavoratori.

Anche perché se il numero di persone che lavorano sta iniziando a diminuire, la resilienza economica e la crescita della produttività diventeranno sempre più importanti.  Prima della pandemia di coronavirus, le proiezioni della Commissione indicavano che la stabilizzazione della crescita del PIL all’1,3 % annuo fino al 2070 avrebbe richiesto una crescita media della produttività del lavoro pari in media all’1,5 % annuo. Un scenario sfidante che si potrà realizzare solo con forti investimenti in infrastrutture e digitalizzazione da un lato e attraverso forza lavoro altamente qualificata, ben addestrata e adattabile.

Scarica la relazione completa

 

[1] Demographic change in Europe country factsheets

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