Intervista a Enrico Zanalda, presidente della Società italiana di Psichiatria.

Il perdurare delle restrizioni, insieme alla paura del contagio, acuita dalle nuove varianti del Covid-19 e all’insofferenza crescente per l’isolamento sociale, stanno mettendo a rischio la salute mentale di un italiano su tre. Il “trauma da pandemia” come lo definiscono gli esperti può lasciare segni a lungo termine, fino a 30 mesi,  e compromettere la qualità della vita delle persone. Ne abbiamo parlato con Enrico Zanalda presidente della Società italiana di Psichiatria, che ha fatto una revisione sistematica degli studi pubblicati sul tema Covid e salute mentale, a un anno dall’inizio della pandemia a livello mondiale.

 

D: Ormai si parla apertamente di una “seconda pandemia”, legata al virus ma di natura psico-fisico. Voi avete portato a termine un grande lavoro di mappatura di dati e ricerche, cosa ne emerge?

R: Il perdurare di questa situazione rischia di far vivere l’esperienza pandemica in modo traumatico, manifestando il cosiddetto disturbo post-traumatico da stress (PTSD), con sintomi cronici o persistenti che vanno da insonnia a incubi ed ansia: fino a un individuo su tre potrebbe soffrirne. Nella popolazione generale sono le donne e i caregivers le categorie più a rischio, probabilmente perché il lockdown ha pesato più che mai su di loro, nel doppio ruolo professionale e di cura . Ma anche gli anziani e i ragazzi tra i 16 e i 20 anni soffrono particolarmente, a causa dell’assenza di relazioni sociali che per loro sono fondamentali. L’Oms parla di pandemic fatugue proprio per spiegare lo stress cronico continuo, l’affaticamento e la frustrazione dovuti ad un anno di limitazioni, che rischiano di provocare sintomi diffusi e anche gravi.

 

D: Quali sono i sintomi più diffusi e come non sottovalutarli?

 R: I sintomi più diffusi sono ansia, insonnia, frustrazione e irascibilità. Se questi si protraggono per più di tre settimane è necessario rivolgersi ad uno specialista, per affrontare il problema in maniera adeguata. Abbiamo registrato un utilizzo molto più frequente di anti-depressivi, ma anche di farmaci “fai da te” come i sonniferi e di palliativi come l’uso elevato di alcol.

 

D: Quali strumenti sono più utili per affrontare questo problema? 

 R: Questi tipi di disturbi vanno prese in carico subito, con tutti i mezzi a nostra disposizione, compresa la telemedicina, pena il rischio di trovarci a breve di fronte a un boom di nuove diagnosi di disturbo post-traumatico, che a sua volta può compromettere anche la salute fisica delle persone. La telemedicina, in particolare, permette oggi di fornire un’alternativa efficace di supporto psicoterapico, con la possibilità di intervenire tempestivamente ed adeguatamente, permettendo di elaborare l’esperienza traumatica da Covid-19. Le aziende in questo ambito possono fare molto, a partire da un attento monitoraggio della salute e del benessere dei propri dipendenti, fino ad offrire un vero e proprio supporto psicologico.

 

Anna Zavaritt, giornalista e Jointly contributor

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