Il welfare che piace alle famiglie piace alle aziende

 

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat certificano che la pandemia ha accentuato sia l’impegno logistico sia l’investimento economico dei genitori per ciò che riguarda i figli.

Considerando che, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale di FederConsumatori, la spesa per mantenere un figlio fino ai 18 anni varia da 117 mila a oltre 288 mila euro e che nell’ultimo trimestre 2020 sono calati sia il reddito delle famiglie italiane (-1,8 rispetto al trimestre precedente) sia il loro potere d’acquisto (-2,1%), mentre la pressione fiscale è aumentata del 1,3% rispetto al 2019, non è difficile comprendere le difficoltà soprattutto economiche affrontate dai genitori.

In un Paese che registra tassi di natalità ai minimi storici e un inesorabile invecchiamento della popolazione, tali da obbligare a una revisione strutturale del welfare pubblico, le famiglie italiane hanno oggi più che mai bisogno di essere sostenute.

Se escludiamo gli aiuti che giungono dalla famiglia stessa (il ruolo dei nonni è spesso fondamentale), il welfare aziendale diventa cruciale perché i genitori che lavorano trovino il giusto equilibrio tra vita famigliare e professione.

“Le imprese costituiscono un punto di riferimento per i dipendenti e le loro famiglie e per le comunità locali”, ha scritto il Cerved nel rapporto Italia Sostenibile appena pubblicato.

In base ai criteri che definiscono la sostenibilità sociale a livello territoriale, la centralità delle aziende per il sistema Paese risulta evidente: qualità e dimensione dell’offerta di servizi come l’assistenza alle famiglie e la cura degli anziani è direttamente proporzionale alle iniziative aziendali sul territorio.

È in questo contesto che la stragrande maggioranza delle famiglie (circa l’80% secondo una nostra ricerca) si rivolge alla propria azienda per ottenere un supporto specifico per i figli, meglio se differenziato in base all’età[1]. Non è un caso che anche i dati dell’Osservatorio Welfare di Assolombarda confermino che i servizi dedicati alla scuola e all’istruzione sono i più richiesti dai lavoratori.

Il welfare dedicato a genitori e figli è uno dei più apprezzati e di conseguenza uno dei più utilizzati: dall’analisi aggregata dei servizi più in uso sulla nostra piattaforma, l’aumento più significativo nell’ultimo anno ha riguardato proprio quelli rivolti ai figli.

La situazione dei genitori è complessa anche perché non è abbastanza sostenuta dal servizio pubblico. In Italia, meno del 25% dei bambini riesce a frequentare un asilo, che nella metà dei casi è privato (49%).

Alla carenza di asili nido e di scuole materne, si aggiunge un altro grande problema: come fanno i genitori che lavorano a gestire la più lunga pausa scolastica estiva d’Europa (13 le settimane rispetto alle 6 della Germania o alle 9 della Francia)? C’è qualcosa che loro azienda può fare per loro?

La risposta è offrire più servizi mirati sulle necessità dei genitori con figli, con l’obiettivo di alleviare il loro stress, aumentare la loro serenità e, in fin dei conti, la loro produttività (fino al 30% in più  come ormai dimostrano quasi tutte le ricerche sugli effetti del welfare aziendale). Baby-sitting, corsi di lingue, supporto pedagogico, sostegno allo studio, programmi di orientamento, iniziative unilaterali, come le borse di studio, o condivise con altre aziende, come Professione Genitori di Jointly (vedi l’intervista alla responsabile di MPS): le possibilità sono molte e si aggiornano continuamente.

Il fatto che la maggior parte dei genitori, a prescindere dall’azienda in cui operano, si trovino ad affrontare problemi simili, ha portato all’elaborazione di servizi condivisi fondati su esperienze comuni e quindi utili a risolvere le difficoltà con ottimi risultati. Professione Genitori per  esempio ha coinvolto in 5 anni più di 24.000 tra ragazzi e genitori di oltre 45 aziende, raccogliendo un patrimonio di dati, di testimonianze e di informazioni che permette di offrire un sostegno efficace alla genitorialità e alla crescita personale. Un supporto molto apprezzato, visto che, in media, il 98% dei genitori ha migliorato l’engagement nei confronti della propria azienda e il 94% afferma di aver ridotto ansie e preoccupazioni legate al futuro dei figli; tutti ragazzi hanno migliorato la capacità di scegliere in autonomia e il 92% ha aumentato l’autostima e si sente più consapevole di sé stesso e delle proprie capacità.

Se I genitori che lavorano hanno maggiori difficoltà nel conciliare vita e lavoro, possono dunque trovare un prezioso alleato nella propria azienda e nel welfare aziendale, che fa bene a loro, all’impresa (non dimentichiamoci l’employment branding),  alle famiglie, al territorio e alla comunità.

La classica situazione win win che può sistemare le cose anche adesso che  l’estate è alle porte, i ragazzi riusciranno finalmente a frequentare i campus estivi e i genitori a rilassarsi un po’.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Cerved |Rapporto Italia Sostenibile 2021

***SI POSSONO SCEGLIERE LE PRIME 5/10 PROVINCIE ******

 

 

 

 

 

 

Fonte: Eurydice “The Organisation Primary and General Secondary Education 2020/21|Facts and Figures”, European Commission

 

 

 

 

[1] Ricerca Jointly Voice, condotta in collaborazione con il Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano, analizzando nel tempo un campione rappresentativo di 30 mila lavoratori

Share: