La genitorialità è la terza spesa di welfare delle famiglie italiane

La fotografia scattata dal Cerved: circa il 43% degli investimenti è destinato a forme di supporto alternativo

La genitorialità è la terza spesa di welfare delle famiglie italiane, dopo salute e caregiving. Il dato emerge dall’analisi dell’edizione 2022 del “Bilancio” presentato a inizio anno da Cerved Group. Il rapporto copre un arco temporale che va dall’aprile 2020 all’autunno 2021 e costituisce di fatto la più dettagliata fotografia sullo stato della spesa di welfare familiare scattata in Italia dall’inizio della pandemia.

 

Lo scenario del welfare familiare

Dei 136,6 miliardi di euro di spesa complessiva, si legge nella relazione che accompagna l’indagine, le famiglie italiane hanno destinato a forme di supporto alternativo 59,4 miliardi di euro. Ma cosa si intende per forme di supporto alternativo? E in che modo la genitorialità incide sul welfare familiare?

Escludendo salute e caregiving, che si confermano le voci di spesa più consistenti, in grado di assorbire risorse per 38,8 e 29,4 miliardi di euro, l’altro grande investimento di welfare viene destinato dalle famiglie italiane per l’acquisto di servizi e strumenti in grado di offrire supporto ai professionisti divisi tra lavoro e famiglia.

In quest’ottica vanno letti, ad esempio, gli investimenti per la cura, l’assistenza e l’istruzione dei figli fino ai 18 anni di età, ai quali nel periodo preso in esame sono stati destinati complessivamente 18,8 miliardi di euro. Prendendo in esame soltanto le voci di spesa più consistenti, il quadro del welfare delle famiglie italiane si presenta composto in questo modo:

  • Spesa complessiva welfare familiare: 136,6 miliardi
  • Somma degli investimenti per forme di supporto alternativo: 59,4 miliardi
  • Voce di spesa destinata alla salute: 38,8 miliardi
  • Assistenza agli anziani e ad altri familiari: 29,4 miliardi
  • Istruzione dei figli: 12,4 miliardi
  • Assistenza familiare generica (colf): 11,2 miliardi
  • Cura dei bambini (istruzione prescolare): 6,4 miliardi

 

Il ruolo delle imprese nel welfare familiare

In poco meno di due anni, in pratica, la genitorialità è passata da fattore secondario ad autentico pilastro del welfare familiare. Una crescita dovuta in buona parte alla pandemia, ma risultato di una tendenza secondo gli analisti destinata a durare anche dopo l’emergenza. Perché insieme alla sensibilità generale, sul tema è aumentata nel frattempo anche la consapevolezza delle aziende.

E proprio alle imprese il Cerved ha rivolto alcune delle proposte “per un nuovo welfare nazionale”, contenute nel decalogo che completa il bilancio 2022.

Proposte trasversali ma molto specifiche, che vanno dall’invito a un maggiore incentivo al welfare aziendale, all’adozione di strumenti per misurare l’impatto sociale dei progetti, fino al sostegno delle pari opportunità tramite serie politiche di work-life integration.

Una rivoluzione che investe direttamente e indirettamente imprese e famiglie, sorretta da quattro pilastri:

  • Incentivo al welfare aziendale
  • Misurazione dell’impatto sociale dei progetti
  • Sostegno alle pari opportunità
  • Politiche di work-life integration

Iniziative diverse tra loro, ma tenute insieme da un unico obiettivo: la creazione di una nuova cultura del benessere per i lavoratori con figli. Una cultura che contribuisca a superare la dimensione puramente aziendale attribuita al welfare fino a qualche anno fa, che abbracci quindi le nuove modalità di organizzazione del lavoro. Una cultura che nasca direttamente in azienda, ma che si manifesti lontano dalle organizzazioni. In tempi e in modi che saranno le famiglie stesse, con le loro nuove esigenze, a stabilire. Suggerendo alle divisioni HR la migliore strategia possibile per il futuro: quella calibrata sui bisogni delle persone.

Una sfida alla quale Jointly contribuisce da tempo proponendo soluzioni di people caring specifiche e misurabili come Jointly Care e Jointly 0-18.

Valerio Sordilli, Giornalista e Contributor Jointly