Perché il CEO di Reale Mutua ha deciso di definire una strategia di wellbeing? Quali sono stati i motivi principali che lo hanno spinto a intraprendere questo percorso? 

La scelta di costituire una funzione dedicata a queste tematiche ha, nel nostro Gruppo, radici profonde che toccano la nostra identità societaria. Va infatti considerato che la Capogruppo di Reale Group, Reale Mutua Assicurazioni, è un’impresa che opera nel mercato italiano dal 1828 e, grazie ad un DNA societario di natura mutualistica, pone al centro di ogni scelta strategica ed organizzativa tutte le persone che ogni giorno si dedicano allo sviluppo e alla crescita dell’impresa.

Sono tanti gli esempi che confermano l’impegno e gli investimenti fatti in questo senso. Mi piace ricordare, ad esempio, il fatto che Reale sia stata tra le prime imprese italiane ad aprire a Torino, nei primi anni del 1900, una palestra: da allora sono state tante le iniziative che nel tempo hanno contribuito a migliorare la qualità della vita dei nostri colleghi, con un’attenzione già all’epoca rivolta alla selezione di fornitori del territorio.

Quest’importante patrimonio nel tempo è cresciuto, arricchendosi di molte altre attività, servizi e benefit che oggi danno vita ad un vero e proprio sistema di Wellbeing, strutturato all’interno di un strategia di gruppo che ha assunto la qualifica di società Benefit, definendo un forte purpose aziendale.

Il Purpose di Reale Group – nato da un ampio processo di co-progettazione che ha coinvolto circa 100 colleghi oltre al CdA e ai massimi Vertici dell’organizzazione – esprime in poche parole, chiare e comprensibili, il senso profondo del nostro essere e stare nel mercato, le ragioni che ci spingono ad offrire protezione alle persone, e soprattutto l’impatto positivo che Reale Group intende produrre sulla loro vita. Recita, infatti, così: «Taking care of people for a better world, together» e intende sottolineare il fatto che Reale Group si prende cura del benessere di tutte le persone che fanno parte del Gruppo, a qualsiasi titolo. In questo modo il Gruppo crea le condizioni per avere un impatto positivo sia all’interno sia all’esterno dell’organizzazione e costruisce un reale eco-sistema di benessere, come espresso anche dalla vision e mission.

Prendendo in considerazione l’organizzazione interna, da tempo il Wellbeing è un elemento chiave e trasversale alla nostra People Strategy, orientata – oltre a quanto già espresso – all’ingaggio delle nostre persone, alla capacità di attrarre profili professionali ambiti e imprescindibili a sostegno delle nostre strategie, alla possibilità di fidelizzare coloro che già fanno parte del nostro staff. Concludo dicendo che la nostra People Strategy è internazionale.

 

La vostra strategia di wellbeing si coniuga e si integra quindi con quella di business? 

Il benessere e la salute sono da anni le nostre priorità strategiche e le linee di business sulle quali abbiamo ampiamente investito nel corso degli anni, dando vita a due realtà specializzate, ovvero Blue Assistance e Blue Health Center. Blue Assistance opera dal 1993 ed è riconosciuta sul mercato come società specializzata nella gestione della salute, area alla quale ha affiancato nel tempo servizi di assistenza alle persone a tutto tondo, per ogni ambito di esigenza individuale e familiare. Dall’esperienza di Blue è recentemente nata Blue Health Center, alla quale è affidato il compito di tradurre in realtà la strategia in ambito Digital Health del Gruppo.

È naturale comprendere come vi sia dunque continuità e coerenza fra ciò che l’azienda esprime verso l’esterno e quanto ci adoperiamo a realizzare per le nostre persone, con il vantaggio di offrire servizi di Gruppo, per la realizzazione dei quali l’ascolto di colleghe e colleghi è di ispirazione per nuove soluzioni, successivamente offerte al mercato.

 

Quale è stato il percorso e quali gli attori coinvolti nel realizzare questa strategia?

Il percorso di definizione della strategia è durato quasi un anno e, dovendo sintetizzare, si è articolato in più fasi, alcune svolte in parallelo. Una prima fase di studio vero e proprio, compresa la partecipazione ad un corso dedicato ai wellbeing manager, durante il quale il wellbeing è stato analizzato in tutte le sue componenti. Studio è stato anche partecipare ad ogni evento, digitale o meno, che potesse essere di utilità per comprendere come il mondo si stesse muovendo attorno al tema del benessere all’interno delle organizzazioni. Il quadro si è poi completato viaggiando presso le Compagnie che fanno parte di Eurapco, l’Alleanza che riunisce le principali Mutue europee, presso le quali – sotto i valori condivisi della mutualità – le organizzazioni offrivano già realtà consolidate specializzate nel wellbeing.

In parallelo abbiamo svolto una ricognizione su tutte le iniziative già presenti all’interno del Gruppo che potessero rappresentare un’azione di cura verso le nostre persone. Ne è emerso un quadro chiaro e completo, a descrivere un’offerta welfare davvero ragguardevole e certamente olistica.

Poi la strategia. Su questo punto ci siamo fatti accompagnare da una società di consulenza che, al proprio interno, ha anche una funzione wellbeing “esperta” e particolarmente attiva worldwide. Questa fase di lavoro è stata determinante nel definire – dopo alcuni focus group con le nostre persone e interviste a 18 direttori – una visione distintiva del wellbeing, strettamente correlata a nostri valori e alla nostra strategia di sostenibilità. Nel farlo ci siamo ulteriormente confrontati con l’esterno, accedendo al ricco osservatorio messo a nostra disposizione dalla consulenza.

Siamo particolarmente orgogliosi di quanto tracciato e del piano triennale strategico che ne è derivato. Il piano ruota su 5 pillar (o aree di wellbeing) fra loro integrati e che vogliono disegnare un insieme di servizi e iniziative che guardino alle persone nella loro unicità, supportandole nelle diverse fasi e nei vari ambiti delle loro vite: personale, familiare, professionale.

 

Fra gli elementi chiave della strategia vi è l’idea di avere uno strumento totalmente dedicato al dialogo fra l’azienda e le persone sulle tematiche del benessere, attraverso il quale divulgare un’identità molto precisa del Wellbeing.

Su questi elementi e sull’ulteriore sviluppo del nostro lavoro è stato di vitale importanza l’incontro con JOINTLY con la quale abbiamo lavorato e lavoriamo con grande soddisfazione, fruendo della loro competenza specialistica e dei loro strumenti, ovvero la piattaforma JOY. È stato proprio il senso di aver incontrato degli specialisti che ci ha convinti, in poco tempo, ad affidare a JOINTLY Engage lo sviluppo del nostro piano editoriale e di comunicazione. Il quadro di questa collaborazione si è poi arricchito quando abbiamo scelto JOINTLY per dare risposta alle esigenze delle colleghe e dei colleghi che hanno familiari anziani o non autosufficienti.

 

Quali benefici, qualitativi o quantitativi, avete già riscontrato? 

Dopo il lavoro di set up ci siamo presentati al nostro mondo. Nei primi mesi dell’anno abbiamo lanciato la funzione, il suo logo, il portale e sulla piattaforma abbiamo cominciato a pubblicare sia nuovi servizi, sia servizi già attivi da tempo, con l’animo di fornire alle persone un punto sicuro e attendibile all’interno del quale conoscere i supporti che la nostra azienda ci dedica, come fruirne e agevolando l’accesso ai servizi resi in forma digitale, dunque integrati a JOY. Le prime uscite sono non a caso dedicate alla salute, fisica e mentale, e agli stili di vita che della salute sono il sostegno primo. Dunque prevenzione, nutrizione e sport e altro ancora.

È molto presto per misurare i ritorni (ndr.: la misurazione di efficienza e di impatto è un must al quale stiamo dedicando particolare dedizione), tuttavia in un solo giorno abbiamo ampiamente superato il numero di registrazioni ottenuto dalle altre piattaforme di Gruppo e sono importanti le redemption sui servizi legati alla salute. Ci incoraggia anche la risposta all’indagine Great Place to Work che affrontiamo ogni anno. Al netto dei buoni risultati generali, abbiamo registrato un ulteriore marcato aumento della soddisfazione – già altissima – rispetto ai benefit e all’offerta welfare nel suo complesso.

 

Certamente siamo in una fase nuova, durante la quale l’impegno sarà nell’ascolto, nella misurazione di dati economici, di fruizione, di soddisfazione, di impatto per continuare a disegnare un programma che corrisponda sempre più alle esigenze delle nostre persone.

 

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Intervista a cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor Jointly