Il Welfare che partì dal Sud. Il villaggio della seta di San Leucio [Caserta]

Welfare San Leucio

Il Welfare Aziendale che conosciamo oggi ha radici molto lontane, che spesso si intessono con storie particolari ed esperimenti socio – economici che oggi definiremmo all’avanguardia . Non si chiamava Welfare, forse era imprenditoria illuminata o, con un pizzico di ironia, paternalismo. Oggi vi portiamo a sud, nei pressi di Caserta, e vi raccontiamo una storia che potrebbe quasi sembrare una fiaba. E allora…

”C’era una volta…

Ferdinando IV

 

Un re, Ferdinando IV,che stanco del caos della corte reale casertana, si fece costruire un ritiro solitario dove poter trascorrere del tempo spensierato. Scelse le colline che fiancheggiavano il Parco della Reggia di Caserta; dove già sorgeva un rudere di una cappella dedicata a San Leucio, martire brindisino dal quale prese il nome.

Il 17 dicembre 1778  Il primogenito del re ed erede al trono, Carlo Tito, morì di vaiolo e questo fatto così doloroso giocò un ruolo fondamentale nella crescita di quella piccola tenuta di campagna, lontana dal clamore di corte.

Re Ferdinando,  non riuscendo a darsi pace per l’accaduto,  decise di erigere un ospizio per i poveri della provincia. Al contempo assegnò all’area un opificio per non tenerli in ozio.

Incaricato della costruzione l’architetto Francesco Collecini , si costituì dunque la Real Colonia di San Leucio, che seguiva i dettami di un regolamento specifico: il Codice Leuciano.

Alle maestranze locali si aggiunsero subito anche artigiani francesi, genovesi, piemontesi e messinesi; che si stabilirono nella Real Colonia, richiamati dai molti benefici di cui usufruivano gli operai delle seterie.

 

Un sistema di Welfare in nuce: Istruzione, alloggi, servizi Case San Leucio

La colonia crebbe rapidamente così che si decise di costruire ulteriori edifici per migliorarne le funzionalità tra i quali una parrocchia; degli alloggi per gli educatori; e nuovi padiglioni per i macchinari.

L’organizzazione era affidata a un Direttore generale affiancato da un Direttore tecnico che monitorava la condizione degli impianti. L’istruzione tecnica degli operai era affidata al Direttore dei Mestieri ciascuno per ogni genere.

Ai lavoratori delle seterie era, infatti, assegnata una casa all’interno della colonia, ed era, inoltre, prevista per i figli l’istruzione gratuita potendo beneficiare, difatti, della prima scuola dell’obbligo d’Italia .

Iniziava fin dai 6 anni e comprendeva le materie tradizionali quali la matematica, la letteratura, il catechismo, la geografia, l’economia domestica per le donne e gli esercizi ginnici per gli uominiI figli erano ammessi al lavoro a 15 anni, con turni regolari per tutti, ma con un orario ridotto rispetto al resto d’Europa.

Le abitazioni furono progettate tenendo presente tutte le regole urbanistiche dell’epoca, per far sì che durassero nel tempo (abitate tuttora) e fin dall’inizio furono dotate di acqua corrente e servizi igienici.

Ognuno era libero di lasciare la colonia quando voleva, ma, data la natura produttiva del luogo, si cercava di inibire tali eventualità, ad es. facendo divieto di ritorno in colonia oppure riducendo al minimo le liquidazioni.

 

Codice LeucianoBonus Produzione ed Assistenza: l’avanzato corpus normativo del Codice Leuciano

La produttività era garantita da un bonus in danaro (i primi premi di risultato!) che gli operai ricevevano in base al livello di perizia che avevano raggiunto. La proprietà privata era tutelata ma erano abolite le doti e i testamenti.

I beni del marito deceduto passavano alla vedova e da questa al “Monte degli orfani”, cioè la cassa comune gestita da un prelato che serviva al mantenimento dei meno fortunati. Le questioni personali erano giudicate dall’Assise degli Anziani, cd. seniores, che avevano raggiunto i massimi livelli di benemerenza ed erano di nomina elettiva. I seniores monitoravano anche la qualità igienica delle abitazioni e potevano deliberare sanzioni disciplinari nonché espulsioni dalla colonia.

La fortuna delle produzioni leuciane è ampiamente documentata fino alla prima metà dell’800 quando l’impianto ebbe l’esclusiva sullo straordinario tessuto “fili di vetro” scoperto da G.U. Ruforf. Dal 1997 gli edifici dell’antica seteria sono patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

 

Le sete di San Leucio: in viaggio per il mondoSete di San Leucio

Le commesse di seta provenivano da tutta l’Europa. A tutt’oggi  le produzioni di San Leucio si possono ritrovare in Vaticano, al Quirinale, nello Studio Ovale della Casa Bianca ; le bandiere di quest’ultima e quelle di Buckingham Palace sono fatte con le sete di San Leucio!

Si ritrovano testimonianze dell’arte anche nelle celebrazioni e nelle festività popolari e specialmente nel capoluogo partenopeo.  Come ad es. la festa di Sant’Anna a Porta Capuana e la Madonna del Carmine nell’omonima Basilica al Mercato.

 

Una favola che vive ancora…

Dopo quasi 240 anni di distanza dal 25 marzo del 1776, data in cui il Re delle Due Sicilie Ferdinando IV di Borbone fondò la Real Colonia di San Leucio; a pochi chilometri dalla Reggia di Caserta si torna a tessere la seta che ancora oggi decora i salotti di tutto il mondo.

La ripresa delle attività è stata comunicata nel 2015 da una famiglia di imprenditori casertani, il «Gruppo Letizia Spa» che in una nota ha annunciato:

«I telai torneranno nuovamente in funzione il prossimo dicembre nei capannoni dell’Antico opificio serico». Un’operazione di «reinsediamento» più che di recupero e che si propone come «una sfida culturale, prima ancora che industriale».

 

Alle volte le favole non hanno la parola FINE!

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