Intelligenza Emotiva: per gli HR Manager è la chiave del successo

Per il 34% dei responsabili della Selezione delle Risorse Umane, l’intelligenza emotiva è la chiave del successo!

Intelligenza Emotiva

Oggi i selezionatori cercano anche un certo grado di intelligenza emotiva. La conferma arriva dallo studio Workplace Trend 2018, secondo cui è proprio questa qualità che sempre più le aziende cercano. Ma  cosa è la intelligenza emotiva?

Nel selezionare le risorse spesso ci atteniamo alle esperienza nel settore, alle competenze specifiche, ai percorsi di studio mirati, ai voti di diploma o di laurea: tutti requisiti importanti, ma che spesso non solo risultano essere non sufficienti, ma addirittura inadeguati per l’organizzazione in cui i neo-assunti devono essere inseriti. Le persone non capaci di relazionarsi, di fare squadra e clima sono un danno per le aziende, nonostante abbiano dimostrato un alto grado di conoscenze e ottimi performance nel percorso di studi.


GOLEMAN E L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Daniel Golemann, che  ha scritto vari libri sul tema (uno fra tutti “Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici”, ed.  Bur Rizzoli, 2011 o “Essere leader. Guidare gli altri grazie all’intelligenza emotiva”, ed. Bur Rizzoli, 2012) , afferma che  è la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, di saper gestire le emozioni in modo efficace. In effetti, essere empatici con i colleghi, riuscire a tenere a bada i sentimenti negativi e a valorizzare quelli positivi, essere in grado di gestire le relazioni con gli altri e di risolvere i conflitti, motivare e ispirare sono tutti valori aggiunti, che possono rendere più efficace e produttivo il proprio modo di lavorare, ma soprattutto fare squadra ed essere motore trainante del gruppo di lavoro.

Perché le persone più intelligenti nel senso tradizionale del termine non sono sempre quelle con cui lavoriamo più volentieri o con cui facciamo amicizia?  Come mai un ottimo amministratore delegato può riuscire un pessimo venditore?

Goleman sostiene che ” l’intelligenza non è tutto” . A caratterizzare il nostro comportamento e la nostra personalità è una miscela in cui il quoziente intellettivo (IQ) si fonde con virtù quali l’autocontrollo, la pervicacia, l’empatia e l’attenzione agli altri: in breve, l’intelligenza emotiva (EQ).

L’INTELLIGENZA EMOTIVA PUO’ ESSERE FAVORITA?

Bisogna considerare che le aziende più innovative sono già al lavoro per creare un ambiente di lavoro in grado di stimolare l’intelligenza emotiva.

Del resto, se coltivata attraverso programmi ad hoc, questa qualità chiave può migliorare anche del 70%.

 

Da dove iniziare?

Innanzitutto assumendo talenti con maggiori competenze di Intelligenza Emotiva;  e poi cercando di allenarla dando spazio a pratiche, come l’experience design, che possono aiutare a scoprire i bisogni e le motivazioni dei lavoratori e a capire come migliorare la loro esperienza lavorativa, anche attraverso dati psicografici  dove è possibile delineare le motivazioni dominanti tra i dipendenti dell’azienda, relative ad attitudini, stile di vita, personalità e valori

In questo modo, è possibile definire un’ampia gamma di soluzioni; dal design degli ambienti ai servizi di benessere e di welfare , la sostenibilità, i servizi ricreativi, il volontariato di impresa  e molto altro.

Insomma tra le soft skill, che sempre più cerchiamo, la competenza emotiva presuppone la presenza di conoscenza delle proprie e altrui emozioni e dell’abilità di comportamento intesa come la capacità di gestire e regolare le proprie emozioni per affrontare le diverse situazioni che si propongono. Attraverso questi elementi, l’individuo è in grado di intraprendere relazioni positive con gli altri e di favorire comportamenti socializzanti.

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