Semplificare l’accesso alle informazioni e aiutare nell’organizzazione delle cure è una scelta strategica che aumenta benessere e engagement. L’attuale trend demografico, tra invecchiamento della popolazione e riduzione dei nuclei familiari, ha un forte impatto sul sistema di welfare pubblico ma anche sul mercato del lavoro.

Il welfare secondario è ormai primario

L’Italia è tra i Paesi che spendono di più in Europa per il welfare pubblico in percentuale al PIL (34,9%), con un aumento del 9,5% negli ultimi sei anni. Questo dato riflette però uno sbilanciamento a favore della spesa in previdenza e sanità, rispetto alla spesa in servizi educativi e socioassistenziali che rimangono scoperti.

Ambiti nei quali le sinergie e le complementarità con il cosiddetto “welfare secondario” - e quindi anche aziendale - sono tanto più urgenti e importanti. E non solo a livello economico: ormai solo una persona su quattro (25%) accede a un servizio pubblico, tra cui la legge 104, a causa della frammentazione delle informazioni e delle difficoltà di usufruirne.

Un lavoratore su tre "nasconde" di essere caregiver

Questo trend demografico si riflette anche sulla popolazione aziendale, in particolare su chi in azienda ha un secondo lavoro non retribuito ma altrettanto impegnativo come caregiver. Un fenomeno ancora “sotto traccia”, se è vero che più di un lavoratore su tre (38%) non ha reso nota la sua condizione di caregiver all’azienda per timore che questo potesse compromettere la propria posizione professionale.

La ricerca Digitale, locale, integrato: il futuro del Welfare in un Paese che invecchia realizzata da JOINTLY e BCG-Boston Consulting Group nel 2022 ha avuto il merito di far emergere la fatica dei caregiver che lavorano, ma anche di fornire alle aziende evidenze - dati e informazioni - sull’importanza di investire su questo tipo di servizi.

How to: semplificare e integrare

Di fronte a questo scenario, è fondamentale per le aziende saper supportare i propri collaboratori caregiver partendo dal semplificare l’accesso alle informazioni e dall’aiutare nell’organizzazione delle cure, creando un’offerta complementare ed integrativa rispetto al welfare pubblico.

Per farlo occorre una strategia integrata, un'offerta che includa:

  • da una parte l’orientamento e il supporto organizzativo ed economico al caregiver nel prendersi cura di un familiare anziano o non autosufficiente;
  • dall’altra, una formazione sul ruolo e i rischi di essere caregiver, compreso il sostegno per evitare il burnout.

Analizzando l’esperienza di JOINTLY Care, il modulo nativo della Wellbeing Platform JOY, emerge che molti collaboratori utilizzano ed apprezzano soprattutto il supporto nella ricerca e selezione di una badante, ma anche nell’orientarsi tra i servizi di assistenza domiciliare (come un infermiere, un fisioterapista, un logopedista o un educatore) e nella scelta delle strutture residenziali (RSA) o centri diurni.

Oltre alla parte più “operativa”, dai feedback risulta chiaro che i caregiver apprezzano la formazione per agire in maniera più consapevole il proprio ruolo, e il sostegno che l’azienda offre loro in prima persona per evitare il burnout.

In sintesi, in un periodo caratterizzato da livelli di engagement ai minimi storici e da un forte malessere nel mondo del lavoro, prendersi cura di chi si prende cura è un elemento importante di benessere e di engagement.

 

***

A cura di Anna Zattoni - Presidente e Co-founder di JOINTLY