Nel 2024 quasi 6 milioni di italiani hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, e circa 4 milioni lo hanno fatto a causa delle liste d’attesa.1 

Per anni il tema della sanità in Italia è stato legato alla qualità del servizio. Oggi il punto si è spostato più a monte: sempre più spesso, il problema è riuscire ad accedere alle cure nei tempi necessari.

Secondo il Ministero della Salute, nel corso del 2023 l’attesa media per una visita specialistica ha superato i 4 mesi, mentre per esami diagnostici come risonanza magnetica o TAC può arrivare fino a 12 mesi. Una dinamica che non appare più come una criticità temporanea, ma come un limite strutturale nella capacità di risposta del sistema pubblico.

Le liste d’attesa, dunque, sono il simbolo più evidente di questa difficoltà, eppure non sono l’unico elemento.

Tempi e costi come nuove barriere alla cura 

La difficoltà di accesso alle cure emerge con ancora più forza se osserviamo il punto di vista dei lavoratori. Secondo il report Health on Demand 2025 di Mercer Marsh Benefits, il 72% dei dipendenti italiani ha ritardato l’accesso alle cure negli ultimi due anni. Tra le cause principali:

  • i tempi di attesa previsti per un appuntamento (27%)
  • motivi finanziari, come il costo elevato dell'assistenza o la mancanza di copertura assicurativa (26%)
  • l’impossibilità di assentarsi dal lavoro (15%)

Sul piano economico, invece, oggi più di un lavoratore su quattro non crede di potersi permettere l’assistenza sanitaria di cui ha bisogno2. Un dato che cresce sensibilmente in alcuni gruppi:

  • tra chi ha un reddito familiare più basso (36%)
  • tra le donne (31%)
  • tra chi ha un contratto part-time (42%)

Questa pressione si riflette anche a livello più ampio: la spesa sanitaria privata sostenuta direttamente dai cittadini ha raggiunto i 40,6 miliardi di euro nel 20233, configurandosi sempre più come una spesa necessaria per accedere alle cure in tempi discreti e sopperire quindi alle mancanze del pubblico.

“Prevenire è meglio che curare”

È uno dei detti più noti quando si parla di salute, quasi un automatismo nel linguaggio comune. Eppure, uno degli effetti più rilevanti di questo scenario è proprio il progressivo slittamento della prevenzione, che finisce spesso per passare in secondo piano.

Un tema che le persone riconoscono sempre di più e rispetto alla quale cresce l’aspettativa di un supporto anche da parte delle aziende. L’80% dei lavoratori afferma che apprezzerebbe il supporto del proprio datore di lavoro per migliorare l'accesso e la consapevolezza riguardo alla medicina preventiva4: un dato che evidenzia chiaramente il bisogno non solo di curarsi, ma di riuscire a farlo in modo tempestivo e continuativo nel tempo.

Quello della prevenzione - e della salute in generale - è un argomento che si inserisce in un contesto demografico in forte evoluzione. L’aumento dell’aspettativa di vita e il progressivo invecchiamento della popolazione rendono la gestione della salute più continuativa e articolata lungo tutto l’arco della vita:

  • cresce la preoccupazione per il declino della salute fisica, mentale, emotiva e cognitiva in tutte le fasce generazionali
  • aumenta l’attenzione verso soluzioni che supportino la longevità e il benessere nel lungo periodo

Un sistema che cambia, tra nuovi bisogni e nuove responsabilità

Quello che emerge, insomma, è un cambiamento profondo nel modo in cui le persone si prendono cura della propria salute. L’accesso non è più immediato, i costi sono in aumento - sia per i cittadini sia, indirettamente, per le organizzazioni - e la gestione della salute fatica a trovare continuità nel tempo.

Rimandare le cure o la prevenzione non è senza conseguenze: problemi di salute non affrontati tempestivamente possono evolvere in patologie più gravi, con impatti più rilevanti non solo sul piano clinico, ma anche su quello personale e lavorativo.

È qui che emerge con chiarezza anche il ruolo delle aziende. Di fronte a bisogni di salute che restano scoperti o rimandati, il tema non riguarda più solo il sistema sanitario pubblico, ma diventa una leva organizzativa: intervenire per facilitare l’accesso a percorsi di cura e prevenzione significa contribuire alla continuità lavorativa, alla produttività e al benessere complessivo delle persone.

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1Istat 2025
2Mercer Marsh Benefits, Health on Demand 2025
3Fondazione GIMBE - Osservatorio GIMBE 2025 (Report sulla spesa sanitaria privata 2023 / “La spesa sanitaria privata in Italia nel 2023”)
4Mercer Marsh Benefits, Health on Demand 2025