Caregiver in azienda: un tema sempre più urgente, complesso e trasversale. Lo abbiamo affrontato durante l’evento “Welfare aziendale e welfare di comunità: un’alleanza possibile?” organizzato il 17 luglio, a Roma, da JOINTLY e la Cooperativa Sociale Anziani e Non Solo.

Cosa possono fare le aziende per supportare percorsi di conciliazione lavoro-cura? Che ruolo possono avere il welfare aziendale e il corporate wellbeing nel sostenere i lavoratori caregiver?

Per rispondere riportiamo le esperienze concrete di tre aziende impegnate sul fronte del welfare di prossimità e della cura integrata delle persone intervenute all’evento. 

Leonardo: il benessere è (anche) organizzazione

Carla Serafini, Head of Welfare & Wellbeing di Leonardo, ha raccontato la sfida di un'azienda composta da oltre 60.000 persone, in cui innovazione e benessere convivono.

«l wellbeing è diventato un elemento organizzativo. Dopo la pandemia, abbiamo capito che per ricostruire la relazione con l’azienda serviva metterlo al centro. È stato un cambiamento culturale profondo.»

Sul tema dell’assistenza ai caregiver, Leonardo ha co-progettato con JOINTLY una vera comunità generativa: la comunità dei welfare coach.

«Sono colleghi – attivi su diversi territori – formati per ascoltare in modo autentico, rilevare bisogni e costruire connessioni tra welfare aziendale e primario. Non fanno parte solo della funzione HR, ed è proprio questa la forza del progetto.»

Enel: riconoscere, formare e comunicare

Anche in Enel, dove 1 dipendente su 4 è caregiver, la prima difficoltà è stata l’ascolto: non perché l’organizzazione non fosse pronta ad ascoltare, ma perché c’era, per cultura, una reticenza nel parlare. Come racconta Donatella Pugliese, Head of People Care, Diversity & Inclusion Italy:

«Molti caregiver non si dichiarano tali. C’è ancora uno stigma da superare. Abbiamo attivato survey, colloqui individuali e momenti dedicati per far emergere i bisogni.»

Da quell’ascolto sono nate soluzioni come il counseling psicologico per chi si prende cura e un programma specifico per genitori di bambini con disabilità, centrato sulla grande domanda: “Cosa sarà di mio figlio dopo di me?”.

«Il vero salto è stato dare riconoscimento formale al ruolo del caregiver nella nostra policy DEIB (Diversity, Equity, Inclusion & Belonging). È un atto di responsabilità. E abbiamo creato una Academy per dare alle persone che diventano caregiver gli strumenti giusti per affrontare questa nuova fase di vita.»

Tra le misure concrete: permessi retribuiti, estesi anche agli affini, accesso facilitato ai servizi e una sezione intranet dedicata. Ma il messaggio più forte è sulla comunicazione:

«Servono le iniziative, ma serve soprattutto comunicarle. Se restano confinate all’HR, non cambiano la cultura aziendale.»

RDS: ascolto e cura nelle relazioni quotidiane

In una realtà media come RDS, con circa 300 persone, la sfida è diversa. Ma il principio non cambia: il benessere è cura continua. Lo spiega Tiziana Mennuti, Head of HR and Legal Affairs:

«Abbiamo una popolazione con età media alta, in pieno target caregiver. Vediamo ragazze e ragazzi entrare in azienda, sposarsi, avere bambini e oggi occuparsi dei genitori. Il nostro compito è accompagnare queste persone lungo tutte le tappe della loro vita in azienda.»

Grazie alla dimensione contenuta, RDS può contare su un welfare su misura, modellato sull’ascolto attento delle persone e sulla conoscenza diretta delle loro storie. Come racconta Tiziana Mennuti:

«Il vantaggio di essere così ‘piccoli’ è che conosciamo le storie delle persone. Abbiamo le nostre policy aziendali, abbiamo uno sportello di ascolto, ma soprattutto una cultura della cura che passa dalle relazioni quotidiane.»

Tra le azioni più significative: un servizio di prevenzione sanitaria rivolto non solo ai dipendenti ma anche ai loro familiari.

«È un plus che ho voluto fortemente. Perché non conta solo la salute della singola persona, ma anche tutto ciò che le ruota attorno.»

Tuttavia, anche in un contesto di medie dimensioni, l’accesso ai servizi per caregiver resta basso – come testimoniano i dati sulla fruizione della piattaforma welfare. Una criticità che, secondo Mennuti, va affrontata su più livelli:

«Serve fare cultura, ma servono anche strumenti incentivanti. Un esempio efficace è quello della parità di genere: la certificazione ha portato tante aziende a porre l’attenzione sul tema, o quanto meno ad interessarsi. Lo stesso potrebbe avvenire con il tema del caregiving, se accompagnato da misure chiare e riconoscibili.»