Durante la Jointly Breakfast del 10 aprile abbiamo esplorato il ruolo della comunicazione come leva per rafforzare l’engagement. Dagli interventi degli speaker e dal confronto con i partecipanti, è emersa una visione condivisa: per coinvolgere davvero le persone serve una comunicazione autentica, relazionale e non autoreferenziale.

Tra il pubblico era presente anche Antonio Palmieri.

Giornalista poliedrico prima in RAI e poi nel Gruppo Mediaset, ha lavorato alla comunicazione elettorale di Forza Italia e nello staff di Silvio Berlusconi. È stato Deputato alla Camera e ha seguito i temi dell'innovazione, delle nuove tecnologie e dello sviluppo della società digitale. Oggi è presidente della Fondazione Pensiero Solido. 

Antonio ci ha regalato una riflessione ad alto impatto culturale e valoriale. La sua parola chiave? Confermante. Ecco perché.

Oltre l’autoreferenzialità: il valore umano della comunicazione

Confermante. Questo participio presente è la parola che riassume l'esito della Jointly Breakfast "People Engagement: missione (im)possibile? Scenario, best practice e strategie aziendali efficaci".

Il participio si chiama così perché condivide (“partecipa”) le sue caratteristiche. Confermante è un participio presente, cioè condivide le attuali caratteristiche della buona comunicazione verso le persone che fanno parte della nostra organizzazione.

Queste caratteristiche sono essenzialmente due:

  • si comunica non per il proprio io ma per un “tu” o per un “noi”;
  • per comunicare bene devi voler bene ai tuoi interlocutori.

Con diversi accenti, gli interventi di Riccardo Haupt (Chief Operating Officer Will Media), Sara Papisca (Global Head of Talent EssilorLuxottica) e Paolo Garavaglia (Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne e Sostenibilità Trenord) hanno confermato che questi sono i due criteri che devono ispirare ogni contenuto comunicativo. 

Non sono una novità. Infatti fin dall'antichità, la retorica sa due cose:

  • ogni comunicazione avviene in un contesto (il “tu”);
  • l'essere umano non è solamente razionale.

Eppure oggi siamo costretti a riscoprire questi principi come se fossero nuovi. I motivi sono tanti, ne indico uno: la riscoperta che non siamo solo “nomadi performanti” ma esseri relazionali. 

Siamo esseri relazionali, viviamo di rapporti e di attenzioni. Siamo esseri relazionali e non solamente razionali, viviamo nelle emozioni. Da qui l'importanza di rimettere al centro la persona, e, nella comunicazione, di uscire dall'autoreferenzialità.

In questo modo si riesce a realizzare quella che alla Fondazione Pensiero Solido chiamiamo comunicazione costruttiva, vale a dire la comunicazione che produce conoscenza, consapevolezza, valore per chi ci ascolta, dentro e fuori l'azienda. 

Quindi armiamoci di buoni criteri comunicativi e partiamo per affrontare la battaglia per l'attenzione, la più difficile in questo tempo di sovraccarico informativo. Un tempo inedito e straordinario, il migliore che ci poteva essere dato da vivere: perché è il nostro.

 

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A cura di Antonio Palmieri, Fondatore e Presidente Fondazione Pensiero Solido