EssilorLuxottica è un interessante "caso di studio" perché ha dovuto ridefinire un'identità di gruppo tra diverse realtà a livello globale. Ma è partito "dal basso", con una campagna di ascolto (150mila persone).
L'engagement quindi passa anche e prima di tutto da una comunicazione che è “ascolto” più che mera informazione?
Assolutamente sì. Per noi l’engagement è iniziato - e continua - proprio dall’ascolto. In un contesto come il nostro, nato dalla fusione di grandi realtà con culture diverse ma complementari, non potevamo semplicemente “comunicare” dei valori calati dall’alto. Avevamo bisogno di costruire qualcosa che fosse sentito e condiviso davvero, a livello globale.
La campagna di ascolto ha coinvolto tutti i nostri dipendenti: non è stata solo una raccolta di opinioni, ma un vero processo di co-creazione. Hanno contribuito alla definizione dei valori, portando storie, vissuti, aspettative. Questo approccio ha dato autenticità al risultato e ci ha permesso di gettare le basi per una nuova identità culturale che fosse riconosciuta e riconoscibile ovunque nel mondo.
Quindi sì: l’ascolto non è stato solo un momento iniziale, ma è diventato parte integrante della nostra idea di comunicazione interna. Non basta informare, serve coinvolgere. E il coinvolgimento parte sempre da un ascolto sincero.
La trasparenza nelle opportunità di crescita e nella comprensione del funzionamento di un'azienda è parte dell'engagement?
Sì, trasparenza e chiarezza sono elementi chiave dell’engagement, soprattutto in un’organizzazione complessa e globale come la nostra. Quando abbiamo avviato il percorso di definizione identitaria, ci siamo resi conto che non potevamo limitarci a ridefinire chi siamo, ma dovevamo anche chiarire come lavoriamo insieme e come cresciamo insieme.
Per questo abbiamo allineato i nuovi valori anche agli stili di leadership, ai percorsi di carriera e agli strumenti di sviluppo personale. Mettere le persone al centro significa, prima di tutto, dare loro visibilità: delle opportunità, delle aspettative, delle direzioni di crescita.
La trasparenza, in questo senso, diventa un atto di fiducia reciproca. Se ogni persona ha chiari gli strumenti a disposizione e comprende il funzionamento dell’organizzazione, si sente più coinvolta, più motivata, più parte attiva del progetto comune. E questo è un ingaggio che va ben oltre le parole: si traduce in comportamenti quotidiani e in una cultura aziendale più viva e partecipata.
Cosa vuol dire oggi engagement per il vostro gruppo? Quali sono le leve più efficaci, dalla vostra esperienza?
Per noi oggi engagement significa creare un senso di appartenenza autentico e duraturo. Non si tratta solo di motivare le persone, ma di coinvolgerle profondamente nel purpose dell’azienda, nel suo futuro e nel modo in cui quel futuro viene costruito ogni giorno.
Dalla nostra esperienza, le leve più efficaci sono ascolto, inclusione, coerenza e partecipazione attiva.
- Ascolto, perché è il punto di partenza per ogni forma di relazione autentica con le persone.
- Inclusione, perché crediamo che solo in un ambiente dove ognuno si sente accolto, rispettato e libero di esprimersi possa davvero esserci engagement. Uno dei nostri valori, «We are one, thanks to many», racchiude proprio questa idea: siamo un gruppo unico grazie alla ricchezza delle nostre differenze.
- Coerenza, perché i comportamenti devono riflettere i valori, altrimenti il coinvolgimento si spegne.
- Partecipazione attiva, perché le persone vogliono contribuire, sentirsi protagoniste, non solo destinatarie.
L’engagement, per noi, è il risultato di una cultura inclusiva e partecipativa, in cui ogni persona sente di avere un posto, una voce e un impatto. Non è un’iniziativa isolata, ma un modo di vivere l’organizzazione ogni giorno.
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A cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor JOINTLY