Perché avete deciso di mettervi in ascolto delle vostre persone? Come avete preso questa decisione e come l’avete poi implementata?

Per la natura stessa del mio ruolo, “il mettersi in ascolto dell’altro” è principio fondante di ogni mia attività. Conciliare le varie istanze - organizzative, personali e di business - è sicuramente la sfida più ardua per chi ricopre il mio stesso ruolo.

Quando due anni fa abbiamo iniziato a valutare la possibilità di proporre ai nostri colleghi percorsi di ascolto con il supporto di professionisti, sono stata piacevolmente colpita nel constatare quanto tutti i miei quotidiani interlocutori fossero entusiasti e pronti a collaborare nel lancio del progetto "Wellbeing".

Tutto è iniziato con uno studio, un approfondimento del contesto aziendale, per poi approdare ad un concetto chiave per capire i bisogni dei dipendenti: “con-te-sto”. Le fasi preliminari all’avvio, nonché le stesse modalità di promozione e comunicazione di questa opportunità, sono tuttora gli aspetti che, insieme al mio Team, costantemente monitoriamo ed implementiamo. 

Ci siamo resi conto, infatti, che veicolare la finalità che vorremmo perseguire, senza filtri e pregiudizi alcuni, richiede continui momenti di confronto (ed ascolto). Per fare questo abbiamo iniziato a creare dei momenti informativi dove illustriamo il progetto e sollecitiamo i colleghi a ripensare anche al “prendersi cura” di sé magari proprio con il supporto di percorsi di micro-counseling.

Dalla sua esperienza, quali sono i punti di forza e quelli di attenzione da considerare avviando un progetto di ascolto organizzativo?

Come Direttore Risorse Umane posso affermare che il tema dell'ascolto e della relazione costante è stato centrale in questi mesi. Infatti, con il mio team, abbiamo iniziato - tra le altre attività - un progetto di ascolto organizzato in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, utilizzando la tecnica del "design thinking", che ha coinvolto una quarantina di persone rappresentative delle diverse Direzioni.

Questo percorso ha permesso loro di confrontarsi e di ascoltarsi in modo paritario scoprendo di avere punti di vista e bisogni simili, pur svolgendo attività diverse tra loro. Come Direttrice ho avuto modo di incontrare tutti i partecipanti e confrontarmi con loro sui progetti che hanno realizzato, in modo da sentire quali fossero le loro aspettative sui temi del cambiamento e dell’innovazione.

In quel “con-te-sto” è emersa chiaramente la necessità dei dipendenti della società di ricevere dei feedback, positivi o negativi, da parte dei responsabili in modo da avere una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e del lavoro in relazione agli obiettivi aziendali. Ascoltare le loro voci, in una situazione volutamente informale, ha permesso ai colleghi di poter esprimere liberamente le loro idee e di avanzare proposte e progetti liberi da sovrastrutture di pensiero o di comodo.

Avete strumenti di ascolto diversi in base ai diversi ruoli e mansioni dei vostri collaboratori. Quanto è importante poter diversificare gli strumenti?

L'azienda, in questi anni, si è dotata di diversi strumenti di ascolto, sia digitali che fisici, che potessero “incontrare e raggiungere” i dipendenti, come ad esempio: la newsletter aziendale con cadenza mensile, un portale intranet interattivo, bacheche digitali, momenti di incontro del personale HR con i dipendenti dislocati nelle varie sedi aziendali.  

La nostra società ha la peculiarità di contenere due macrocategorie di lavoratori molto diverse tra loro: il personale amministrativo gestionale e quello operativo turnista. Questo ci ha sollecitato a porre attenzioni diverse e a pensare a strumenti mirati in modo da garantire supporti e servizi ad hoc, per "bene stare" in azienda. 

L'ascolto attivo porta con sé un cambio della cultura aziendale, che richiede tempo e va accompagnato. Eventi come quello organizzato da voi con Paolo Crepet che ruolo hanno? Com'è andata? 

L'incontro con un professionista di grande valore come il prof. Crepet ci ha permesso di lanciare con forza e originalità il tema del "bene stare" in azienda, un argomento per noi nuovo e mai affrontato in modo così chiaro.

Questo è stato il trampolino di lancio per introdurre, pochi mesi dopo, il progetto "Wellbeing" a cura di JOINTLY con percorsi di counseling dedicati ai dipendenti: uno strumento di supporto psicologico, relazionale e organizzativo tangibile ed efficace rivolto a tutti i dipendenti che, attraverso una piattaforma di supporto al benessere permette di poter prenotare un colloquio orientativo e incontri di approfondimento con un professionista dedicato al bisogno sentito.

JOINTLY ci ha supportato anche nei momenti di formazione e sensibilizzazione plenari che sono stati fatti in questi primi mesi e che continueranno per tutta la durata del progetto. Crediamo che parlare del "bene stare" in azienda sia importante per creare una cultura del benessere e dell'ascolto tra il personale, in quanto il posto di lavoro, ancora oggi, fatica a dar spazio al "proprio sé" rendendoci incompleti. 

 

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Intervista a cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor JOINTLY