L’ascolto organizzativo è sempre più riconosciuto come un fattore chiave per il benessere mentale e la produttività aziendale. Ma quante aziende riescono davvero a trasformarlo in un motore di cambiamento? E come possono farlo in modo efficace?
In occasione della presentazione dei risultati della seconda edizione dell'Osservatorio JOINTLY Balance, abbiamo raccolto spunti e riflessioni di professionisti che affrontano ogni giorno il tema dell’ascolto organizzativo e del benessere mentale sul lavoro.
Due tematiche che JOINTLY ha approfondito, in collaborazione con Modus, nella ricerca Benessere mentale al lavoro: prevenire è meglio che curare. Il ruolo dell’ascolto organizzativo.
L'ascolto da solo non basta
«L’ascolto è aprirsi alla relazione - ha spiegato Marco Piuri, Direttore Generale di FNM S.p.A. - perché solo così una persona si sente davvero coinvolta. Dove le singole competenze e capacità sono valorizzate dalla propria azienda come un contributo importante, questo genera un effetto esponenziale positivo in termini di motivazione e proattività».
Ma l’ascolto da solo non basta, bisogna appunto avere la capacità di trasformare questa energia e motivazione in cambiamento organizzativo, anche con scelte coraggiose.
«L’ascolto è condizione necessaria ma non sufficiente - ha sottolineato Beniamino Bedusa, Presidente e Owner di Great Place to Work® Italia - anzi a volte è deleterio se non è seguito da azioni concrete. Oggi la funzione di risorse umane è cruciale e deve avere le competenze e le leve per abilitare questa trasformazione».
Quali leve e competenze?
«Oggi - spiega Francesca Rizzi, CEO e Co-founder di JOINTLY - per affrontare il benessere mentale sul lavoro si fa spesso ricorso agli psicologi aziendali, offrendo sì uno strumento, che però serve a far fronte al sintomo del malessere e non a prevenirne le cause».
Mauro Tomé, Presidente di MODUS - partner di JOINTLY nel progetto Balance - chiarisce: «Attivare un supporto di professionisti che non sono solo psicologi e psicoterapeuti ma anche counselor organizzativi, significa supportare in maniera efficace le persone e le organizzazioni.
- Le persone attraverso un processo di empowerment che consente loro di trovare risorse proprie per superare momenti di difficoltà personale e professionale.
- Le aziende con strumenti concreti di ascolto e analisi organizzativa che le aiutino a capire e prevenire il malessere.
Ma perché questo accada, come ha spiegato Paolo Iacci - Presidente ECA ITALIA, Professore presso l'Università degli Studi di Milano e Presidente Comitato Scientifico AIDP - «l’ascolto deve diventare parte della cultura manageriale, non solo uno strumento isolato».
Il ruolo cruciale dei manager nell'ascolto organizzativo
La capacità di ascolto organizzativo si delinea quindi come asset organizzativo strategico per quelle aziende che vogliono migliorare benessere e engagement, ma anche sfruttare la “grande disillusione” che vivono le persone rispetto alla propria organizzazione come un momento di progettualità comune fra azienda e lavoratore.
E in questo i manager hanno un ruolo cruciale.
«Accompagnare il management nello sviluppo di competenze utili ad ascoltare in maniera continuativa, saper rispondere e anche riportare all’azienda i bisogni che emergono - ha spiegato Silvia Torselli, Head of Wellbeing Solutions, Innovation and Advisory di JOINTLY - è un passaggio indispensabile per le aziende che vogliono favorire un maggior livello di benessere».
Favorire la capacità di ascolto dei manager rafforza la loro leadership e di conseguenza anche la stima e la fiducia dei propri collaboratori, la cosiddetta followership: un concetto ancora poco diffuso, ma altrettanto importante perché si tratta della capacità di seguire efficacemente un leader. La followership non si dimostra solamente attraverso l’aderenza ai propri compiti; piuttosto si manifesta in un supporto attivo nel raggiungimento degli obiettivi.
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A cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor JOINTLY