Le tendenze e le dimensioni attuali nel mondo del lavoro possono essere lette attraverso alcuni paradigmi, oggi più chiari rispetto al passato.
Il primo paradigma è Smart&Sustainable: le persone cercano modelli di vita e di lavoro che siano flessibili, dove l’esperienza professionale e quella personale si possano integrare, nel pieno rispetto di valori condivisi con il proprio datore di lavoro e con modalità innovative ed efficienti. A questo si aggiunge anche l’attenzione verso la sostenibilità, tema sempre più legato alla smartness, da parte delle generazioni digitali.
Il secondo paradigma, invece, è molto innovativo: quello che registriamo analizzando le esigenze delle persone, di chi lavora e anche dei consumatori è una grande ricerca di Unique&Universal, cioè di unicità e al tempo stesso di universalità. C’è una ricerca ad essere riconosciuti attraverso le proprie e molteplici caratteristiche e al tempo stesso una necessità di identificazione e appartenenza.
Il terzo grande paradigma è il Trust&Sharing: le persone prima di condividere gli aspetti più privati della propria vita vogliono poter avere fiducia, vogliono che le proprie caratteristiche e aspettative vengano riconosciute. Non basta per esempio chiedere ai propri collaboratori di condividere: bisogna anche creare un patto di fiducia forte.
Quarto e ultimo paradigma, forse quello più disruptive, è il rapporto con il tempo: il Quick&Deep, che caratterizza fortemente le nuove generazioni. La principale caratteristica dei ventenni rispetto a tutte le altre generazioni è un vissuto del tempo in cui la tempestività di risposta (quick) non deve sacrificare il deep, ovvero la qualità e la profondità dell’esperienza.
Rispetto a questi nuovi paradigmi, le sfide più urgenti relative al futuro del lavoro e di conseguenza degli spazi di lavoro si possono riassumere in quattro “R”, emblema dell’evoluzione in atto: Rilevanza, Risonanza, Riconoscimento e Reciprocità.
La Rilevanza riguarda il senso che le persone riconoscono al proprio impegno nel lavoro, che deve essere il più possibile aderente al loro sistema di valori.
La Risonanza riguarda la possibilità di sentirsi coinvolti nel progetto aziendale, come protagonisti che possano poi raccontarlo e comunicarlo anche fuori dalle mura aziendali, chiarendo il proprio contributo, anche se minimo: è finito il tempo in cui le persone sono solo dei numeri, in qualche modo sostituibili o intercambiabili. Ciò significa che anche gli spazi di lavoro devono essere accoglienti e riconoscibili, in qualche modo distintivi e instagrammabili, quanto di più diverso dalle scrivanie per polli in batteria.
Anche in questo sta il ruolo del Riconoscimento: ciascuno deve essere riconosciuto nella propria individualità e specificità, al di là del ruolo e dell’anzianità, e a sua volta di poter riconoscersi nell’organizzazione per cui lavora.
Infine la Reciprocità: entriamo nell’ambito delle nuove forme di welfare aziendale, attraverso cui la barriera tra vita lavorativa e vita personale/familiare vengono definitivamente rimosse, così come quelle tra luogo di lavoro e spazi esterni che con l’avvento dello smartworking diventano permeabili. Tutto deve essere riconfigurato all’insegna della Reciprocità e del dialogo costruttivo tra ogni singolo impiegato e il top management.
Queste quattro sfide – lancio una provocazione – forse si possono vincere con un approccio locale più che globale. In questa fase di grandi delocalizzazioni e deterritorializzazioni, perché non puntare sulle specificità del territorio, sulla qualità degli spazi che si stanno progettando, sulla capacità di far sentire meglio i propri collaboratori e legare spazio e benessere?
E se la riposta alle sfide del lavoro fosse nel concetto antico del Genius Loci, del talento del luogo?
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A cura di Francesco Morace - Sociologo, scrittore e giornalista