Sono oltre sette milioni le persone che si prendono cura di un famigliare non autosufficiente, di cui più della metà (4,5 milioni) sono in difficoltà nel conciliare lavoro e tempo libero. In un’Italia sempre più vecchia, dove entro il 2050 più di una persona su tre (34%) avrà oltre 65 anni, il welfare pubblico non riesce più a fornire servizi adeguati e i caregiver sono lasciati soli. 

Un secondo lavoro da 20 ore a settimana

Gli ultimi dati Istat confermano quanto già emerso dalla ricerca Digitale, locale, integrato: il futuro del Welfare in un Paese che invecchia realizzata da BCG e JOINTLY nel 2022: oggi una persona su tre (38%) si fa carico della cura di un familiare anziano o non autosufficiente senza alcun tipo di supporto. E spesso lo fa in maniera continuativa, con circa 20 ore settimanali (77%), e di tasca propria: la grande maggioranza dei caregiver (71%) sostiene le cure con risorse familiari (out of pocket) che spesso superano i 10mila euro l’anno.

I servizi di cura pubblici spesso non ci sono, e comunque sono frammentati, per cui di difficile fruizione. Il risultato? Solo una persona su quattro (25%) vi accede. Le altre ci hanno rinunciato a causa di:

  • ritardi nell’erogazione del servizio (36%),

  • complessità burocratiche (32%),

  • difficoltà di orientamento nella scelta del servizio più adeguato a cui rivolgersi (23%).

Una fatica "invisibile"

Più di un caregivers su tre (38%) - sempre secondo la ricerca BCG e JOINTLY - afferma di non aver segnalato la propria situazione sul luogo di lavoro, per timore di inficiare la posizione lavorativa. Eppure chi segue con regolarità un famigliare non autosufficiente affronta un forte carico mentale e ha una mancanza cronica di tempo per sé, che rischia poi di ripercuotersi sulla vita professionale.

La domanda allora è legittima: chi si prende cura dei caregivers? La metà di loro (56%) riconosce di avere una forte esigenza di staccare dal lavoro di cura, e di aver bisogno di un sostegno psicologico (44%).

Le sinergie necessarie tra welfare aziendale e di comunità

JOINTLY ha deciso di aderire al “Manifesto per una strategia condivisa tra welfare aziendale e welfare pubblico territoriale a supporto dei lavoratori caregiver”, promosso dall’Associazione Carer – Caregiver familiari ETS perché condivide l’opportunità di creare nuove sinergie tra attori diversi come imprese, enti locali, terzo settore in un’ottica di complementarietà e sussidiarietà.

In questo quadro, il contributo delle imprese non è più solo uno strumento di benessere per i dipendenti, ma anche una leva per generare impatto positivo sui territori, attraverso la creazione di reti locali tra caregiver e l’integrazione con i servizi pubblici.

Ne è un esempio Jointly Care, il modulo nativo della Wellbeing Platform JOY che con un mix di orientamento, supporto organizzativo e economico, permette alle aziende di supportare chi si prende cura di un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità. Scopri di più su Jointly Care qui: https://www.jointly.pro/soluzioni-modulari-welfare-wellbeing-joy#section-care

 

***

A cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor JOINTLY