Costruire ponti generazionali per favorire dialogo e collaborazione tra i collaboratori, sfatando anche qualche falso mito sui giovani choosy e sulle priorità dei cinquantenni. Dialogo con Selene Santacaterina, Direttrice People & Organization del gruppo Amadori, che ci racconta il progetto Bridging the gap e sottolinea come non c’è una “ricetta” per costruire il benessere in azienda perché è un’esperienza trasformativa, fatta di tentativi e aggiustamenti.
Selene, quante generazioni ci sono oggi nella tua azienda?
Abbiamo oltre 4 generazioni in azienda, con un’età media di 45 anni. Andando oltre i classici cluster, il 20% delle persone è under 35, il 20% di over 50 e con un basso turnover il dialogo intergenerazionale è fondamentale. La nostra sfida è di creare una pipeline di giovani talenti e di saper continuare ad ingaggiare le persone con una seniority maggiore che hanno anche know-how e conoscenze preziose da trasmettere.
Baby Boomer e Generazione X più attente a carriera e soldi, Millennial (Y) e Gen Z più attenti a sport, benessere e socialità: è vero? O c’è il rischio di cadere in stereotipi?
In linea di massima alcune di queste differenze ci sono, ma non si tratta di “colpe” o “meriti” di una generazione rispetto ad un'altra, perché in gran parte dipendono da quando si è entrati nel mondo del lavoro, dai valori e dai modelli organizzativi prevalenti. Un esempio? Le generazioni più giovani difendono maggiormente i propri spazi personali, ad una certa ora “staccano”, ma questo non significa che le generazioni precedenti non apprezzino, solo che finora non hanno avuto la possibilità di farlo, sono cresciuti in un altro contesto sociale e lavorativo. In realtà un maggior work-life integration fa bene a tutti!
Amadori sta lavorando su un progetto intergenerazionale, Bridging the gap: ce lo racconti?
Abbiamo strutturato un progetto sperimentale insieme ad un partner esterno che si chiama appunto Bridging the gap: abbiamo identificato quattro “sfide” o macro-temi strategici e per ognuno abbiamo composto due gruppi di lavoro con maggioranza di under 35 e un expert over 50. Il progetto, che ha coinvolto 52 persone, terminerà a fine febbraio ma i primi feedback sono molto positivi, e i giovani - lontani dall’essere choosy - hanno voglia di mettersi in gioco, entusiasti dell’occasione.
Come sta evolvendo nella vostra esperienza il welfare aziendale, sia negli obiettivi ai quali risponde sia nelle modalità con le quali viene erogato?
Nel nostro gruppo il cambiamento più importante è stato di dare eterogeneità e coerenza alle diverse iniziative di wellbeing collegandole al DNA dell’azienda, al nostro Purpose e ai nostri valori. Non tutte le iniziative vanno bene per ogni azienda, “fit for all”, e bisogna saper trovare cosa è importante per il proprio contesto lavorativo.
Per questo la nostra strategia di welfare e corporate wellbeing è partita da un’analisi di cosa vuole trasmettere l’azienda e cosa ritiene fondamentale per l’organizzazione, ma anche dalle risposte che le nostre persone hanno dato alla domanda “cosa ti fa stare bene?”. Poi - in base all’analisi dei risultati - abbiamo avviato alcune sperimentazioni, perché non esiste la ricetta “cotto e mangiato” e non tutto va bene al “primo giro”. Il wellbeing è vivo e trasformativo, ed è giusto che sia così perché le persone anche se restano tanto in azienda cambiano, evolvono e così i loro bisogni. L’analisi e le metriche sono, in questo senso, dei fattori abilitanti importantissimi.
Un consiglio ad un collega più giovane (under 35) e ad un over 50?
Al collega giovane: avere grande umiltà, pazienza e curiosità, perché come la nostra molte aziende sono organizzazioni complesse e ci vuole tempo per apprezzarle.
Al collega over 50 di non smettere mai di essere generosi, perché molta della conoscenza che c’è in azienda risale alle poche persone che l’hanno quasi vista nascere, e tradizione e abitudini preziose dell’agro-alimentare si tramandano di generazione in generazione, dando un senso e un valore all’attività di oggi.
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Intervista a cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor Jointly