Da flexible benefit a benessere organizzativo: come avete iniziato e perché?
Il nostro percorso è nato dalla consapevolezza che i flexible benefit, pur rappresentando un primo passo utile, non fossero più sufficienti a rispondere ai bisogni reali delle persone. Volevamo andare oltre l’erogazione di servizi standard e costruire un modello capace di generare valore nel medio-lungo termine. Per questo abbiamo ridisegnato la nostra strategia, basandola su un approccio di benessere organizzativo integrato che promuove una cultura aziendale centrata sull’ascolto, la fiducia e la partecipazione.
Questo approccio ha rafforzato il senso di appartenenza, migliorato la collaborazione trasversale diventando un vero e proprio driver di performance e sostenibilità, e contribuendo a consolidare l’engagement delle persone e la retention.
Uno dei primi servizi attivati in Italiaonline è quello per il benessere psico-relazionale: come è stato accolto? Quali sono i primi feedback?
Il servizio Jointly Balance, incentrato sul supporto psico-relazionale, è stato uno dei nostri primi passi concreti. L’idea è nata dalla volontà di offrire alle colleghe ed ai colleghi uno spazio sicuro, libero da pregiudizi, dove potersi confrontare con professionisti qualificati attraverso percorsi di micro-counseling.
Il progetto è stato accolto con entusiasmo: fin dal lancio, veicolato con appositi webinar costruiti insieme a Jointly, attraverso la intranet aziendale ed il canale mail dedicato al Corporate Wellbeing, abbiamo registrato grande interesse e disponibilità a sperimentare. Molte colleghe e colleghi hanno apprezzato l’opportunità di “prendersi cura di sé” con strumenti tangibili e facilmente accessibili. I primi feedback confermano il valore di questo servizio, non solo come sostegno individuale ma anche come segnale culturale forte: l’azienda che riconosce e legittima il benessere emotivo e relazionale come parte integrante della vita lavorativa.
La frontiera tra benessere personale e organizzativo è ormai superata? Quali sono gli elementi chiave per riuscirci?
Crediamo che oggi questa frontiera sia superata: non è più possibile separare la vita privata da quella professionale, soprattutto in un contesto post-pandemico in cui il tema del work-life balance è diventato cruciale per tutte le generazioni. Per riuscirci servono alcuni ingredienti chiave:
- Fiducia reciproca: creare un “patto” tra azienda e persone basato su trasparenza e coerenza tra valori e comportamenti.
- Cultura del riconoscimento: imparare a dire “grazie”, valorizzando ogni contributo, anche il più nascosto, come parte del successo comune.
- Inclusione e partecipazione: offrire a ciascuno la possibilità di sentirsi parte attiva del progetto aziendale, non solo destinatario di iniziative calate dall’alto.
- Formazione e crescita: investire nel continuo sviluppo delle competenze come segnale concreto di cura.
In questo senso, il benessere organizzativo diventa un ecosistema che unisce dimensione personale e professionale, rafforzando tanto l’engagement quanto la performance complessiva.
Quanto è importante l’ascolto delle persone nel definire una strategia di Corporate Wellbeing? In Italiaonline come lo avete strutturato?
L’ascolto è il punto di partenza e, al tempo stesso, l’elemento che tiene viva la nostra strategia di Corporate Wellbeing. Non basta informare: serve coinvolgere. Per questo abbiamo trasformato l’ascolto in un processo strutturato e continuativo, dal quale estrarre elementi utili per strutturare le nostre iniziative.
Abbiamo utilizzato strumenti diversi – survey, incontri informali, workshop, momenti di confronto con il top management – con l’obiettivo di dare voce a tutte le componenti della nostra organizzazione, dai più giovani alle persone con più esperienza a chi ha famiglia, per far sentire le nostre persone “co-creatori” delle iniziative di benessere.
Questa diversificazione di strumenti ci ha consentito di cogliere bisogni reali, anche differenti tra loro, e di adattare di conseguenza le soluzioni. L’ascolto è diventato così parte della nostra cultura interna: un gesto di fiducia e un investimento di lungo periodo, che alimenta il senso di appartenenza e rende ogni iniziativa più autentica e condivisa.
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A cura di Anna Zavaritt - giornalista e contributor JOINTLY