Immagina di aprire LinkedIn domani mattina e scoprire che il mercato del lavoro è stato letteralmente travolto da una rivoluzione silenziosa. Non parliamo di fantascienza, ma di quello che sta succedendo proprio ora, mentre tu leggi queste righe. La domanda che tiene svegli di notte manager e imprenditori è una sola: l'automatizzazione cancellerà davvero i lavori a bassa intensità cognitiva? E qui le opinioni si spaccano in modo netto.
Da una parte abbiamo Sam Altman (il CEO di OpenAI) che ci dipinge un futuro da favola: super intelligenze gentili e benevole per tutti, ognuno con la sua AI personale.
Dall'altra Robert F. Smith, il boss di Vista Equity Partners, che ha fatto tremare le vene ai polsi aprendo l'ultima convention aziendale con una frase che farà storia: «Sono meravigliato di vedervi ancora tutti qui, ma preparatevi: il 60% di voi non sarà più qui l'anno prossimo».
Spoiler: le ricerche parlano chiaro. Nel peggiore dei casi, il 45% dei lavori entry-level diventerà superfluo e il 25% dei ruoli dirigenziali finirà in soffitta. Ma chi ha ragione tra i due? E soprattutto, cosa facciamo?
Vorrei poter dire che il mondo si divide tra apocalittici e integrati, ma la realtà è più complicata. La maggioranza assoluta delle aziende appartiene a una terza categoria: i dispersi. Sono lì, ferme come conigli abbagliati dai fari di un camion, paralizzate dalla paura. Non si muovono, aspettano che qualcun altro faccia la prima mossa. Gli apocalittici e gli integrati, invece, si stanno già muovendo - solo che lo fanno in modi completamente opposti.
Gli integrati (quelli del "sostituiamo tutto con l'AI") stanno cercando di rimpiazzare completamente l'essere umano con agenti digitali. Ma qui sbagliano grosso: l'integrazione totale è un miraggio. Gli apocalittici, invece, hanno capito il vero gioco. Il lavoro non è un blocco monolitico, ma una catena di processi spezzettabili. E stanno automatizzando solo i pezzi giusti, trasformando l'AI in un collega - un nuovo tipo di lavoratore, un'ibridazione uomo-macchina che, paradossalmente, non è per niente apocalittica.
Mesi fa ho lanciato una bomba: l'IT potrebbe diventare il nuovo HR. Qualche settimana dopo, Moderna ha fuso i due dipartimenti. Coincidenza? Non credo.
Ora però ne lancio una ancora più grossa: immagina che il 31 ottobre di quest'anno (sì, proprio dopo le ferie estive) entrino nel mercato del lavoro italiano un miliardo di nuovi candidati. Costano 2 euro al giorno, non hanno competenze specifiche ma hanno due lauree in ambiti diversi, parlano perfettamente 35 lingue e non si stancano mai. Come ripenseresti i tuoi processi aziendali? Come valuteresti le performance del tuo team? Chi terresti, chi faresti crescere? E soprattutto: che compiti daresti a chi deve gestire una forza lavoro che lavora solo due ore al giorno per dipendente?
Non è un esperimento mentale. È esattamente quello che succederà entro fine anno con gli agenti di intelligenza artificiale. Per chi avrà il coraggio di usarli.
Morale della favola: la rivoluzione non è in arrivo - è già qui. Chi si adatta ora guadagna un vantaggio competitivo che durerà anni. Gli altri? Beh, ricorda come è finita per i dinosauri.
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A cura di Matteo Flora - Imprenditore, docente universitario, divulgatore